Concorso per Pavarotti: chi vince canterà alla Scala

L’ultima volta alla Scala fu Don Carlo. Era il 7 dicembre del 1992 e dal loggione piovvero fischi. Luciano Pavarotti si arrabbiò con sé stesso. «Ho fatto tre errori e il pubblico non mi ha perdonato» commentò l’Infante di Spagna pronto a prendersi la rivincita, che arrivò con gli applausi della replica. Ieri, alle prove del Don Chisciotte che va in scena stasera, il teatro ha regalato un minuto di silenzio e parole commosse alla memoria del tenore scomparso. Molti appassionati di lirica si sono precipitati in teatro, per partecipare di persona al lutto. E il Piermarini, in collaborazione con il Teatro di Modena, organizzerà nel 2008 un concorso internazionale di canto intitolato a Luciano Pavarotti: il vincitore avrà la possibilità di cantare sul palcoscenico della Scala in un allestimento d'opera del 2009.
«La Scala piange con Luciano Pavarotti la scomparsa di uno dei grandi tenori della sua famiglia» recita una nota, ricordando ventotto anni di storia condivisa, serate d’opera, concerti, successi memorabili e esibizioni controverse. I musicisti insistono sulle qualità personali e artistiche. «Era un uomo eccezionale, soprattutto dal punto di vista umano - è l’omaggio dell’orchestrale Sandro Malatesta -. Non si dava mai arie, stava in mezzo a noi come uno di noi, nonostante lui fosse il grande Luciano. Ricordo una registrazione dell’Aida durante la quale non smetteva di scherzare facendoci ridere tutti». E il primo flauto: «Aveva l’oro in bocca, non ci sono altre parole per definirlo».
L’avventura milanese, partita nel settembre 1964 con un recital di canto, è continuata nel nome di Verdi e Bellini. Ma è con Donizetti e Puccini che Pavarotti ha dato il meglio di sé alla Scala. Applauditissimo il suo Rodolfo nella Bohème del 1979 quando, diretto da Carlos Kleiber, recitò tra le scene disegnate da Franco Zeffirelli. Osannato dai loggionisti anche il Nemorino dell’Elisir d’amore, che rimane tra le sue esibizioni di maggior successo. In tutto centoquaranta serate, quasi senza interruzione tra il 1965 e il 1988 fino all’addio del 1992.
«È davvero una pena per me il non essere più in grado di ascoltare la voce di Luciano» lo piange Seiji Ozawa, il maestro giapponese che guida i Wiener Philharmoniker. Fu grazie all’amico italiano che Ozawa arrivò nel 1980 alla Scala, per dirigere la Tosca. Pavarotti era Mario Cavaradossi.