Dopo la condanna dell’occupazione abusiva da parte dei municipi le associazioni chiedono un incontro al sindaco. «Stupisce il silenzio di Veltroni» Proprietà privata, manca la certezza del diritto Arpe e Uppi annunciano azioni legali contro il sopruso

«Il silenzio di Veltroni sulle requisizioni è emblematico. Mentre si appresta a diventare il leader del nuovo Partito democratico, strizzando l’occhiolino ai moderati e facendo la faccia feroce agli estremisti di sinistra». Queste le parole del capogruppo di An al consiglio comunale, Marco Marsilio, a seguito delle ordinanze dei presidenti romani, atte a prevenire lo scadere della proroga degli sfratti. Non si fa attendere neanche la risposta del capogruppo di Fi in Campidoglio, Michele Baldi, che risponde agli attacchi del consigliere regionale del Lazio, Enzo Foschi, che accusa di «mancanza nel dna di Forza Italia di stare dalla parte degli ultimi». «Foschi sappia che a parlare con i responsabili dei commissariati, a difendere persone sfrattate ci sono e ci sono stato» ha replicato Baldi, che ha concluso ricordando, invece, che «Veltroni e Marrazzo hanno appena impiegato tre milioni di euro per stendere il tappeto rosso alla festa del cinema e sono loro gli amici di coloro che da costruzioni all’immondizia fanno i padroni del mondo».
E ancora, due telegrammi indirizzati rispettivamente al sindaco Walter Veltroni, e al prefetto, Carlo Mosca: «Preoccupati per le inammissibili requisizioni effettuate dai Municipi IX, X, XI invitiamo la S.V. a intervenire a tutela del diritto di proprietà». L’Unione dei piccoli proprietari immobiliari, Uppi, e la Federazione nazionale della proprietà edilizia, Arpe-federproprietà hanno, così, deciso di intervenire sulle requisizioni dei 242 immobili annunciando azioni legali, anche in sede penale, contro quello che definiscono un «sopruso».
La sentenza n. 35580 del 2007, che dispone lo stato di necessità in cui rientrano non solo lesioni alla vita o all’integrità fisica della persona ma anche il diritto all’abitazione, essendo tra i bisogni primari, oltre ad aver creato parecchia confusione, ha messo in pericolo il patrimonio immobiliare privato e degli enti locali, legittimando l’intervento dei tre presidenti comunisti. L’Arpe-federproprietà e l’Uppi richiedono - come scritto nei telegrammi - «un incontro con le organizzazioni interessate al problema del disagio abitativo».
Sulla questione non è mancato neanche il commento della Confedilizia, sgomenta per l’assenza di un immediato intervento di una qualsiasi istituzione «preposta all’ordinario svolgimento delle attività della società civile». Un compito, quindi, che certo non spettava in alcun modo ai presidenti dei municipi romani e neppure al sindaco, non essendoci famiglie già sfrattate dalle abitazioni. La Confedilizia esige piuttosto un intervento immediato che riporti tranquillità alla proprietà edilizia.