La condanna dopo gli scontri: "Patetico ritorno agli anni ’70"

De Corato: "La vera Milano è lontana mille miglia dalla violenza contro la riapertura di Cuore Nero"

Il giorno dopo è rimasta solo l’amarezza. «Altro che clima di un tempo - commenta il vicesindaco Riccardo De Corato - la vera Milano è lontana mille miglia da quello che è successo l’altro giorno». Gli scontri? «Solo una riedizione patetica e macchiettistica degli anni Settanta».
Il fatto. Dieci minuti di follia. Solo dieci, per un totale di quattro contusi. Eppure, la tensione è schizzata alle stelle. Il pretesto: riapre la sede di Cuore nero e i giovani dei centri sociali non ci stanno. Per dimostrarlo, si ritrovano in 200 e protestano sul piazzale del Cimitero Maggiore, 500 metri più in là da quella via Pareto dove un centinaio di militanti stanno inaugurando la nuova sede del loro circolo. A lanciare la provocazione tocca a Costante Ranzini, consigliere leghista di zona 8: «È un mio diritto», dice mentre mette piede sul piazzale del cimitero Maggiore. E scoppia la guerriglia. Spintoni da una parte, manganellate dall’altra.
«Inammissibile - tuona a freddo Davide Boni, capodelegazione della Lega Nord in Regione -. Ogni volta che i centri sociali organizzano raduni e presidi si scatena puntualmente una guerriglia feroce tra i manifestanti stessi e le forze dell’ordine». Diritto di manifestare? «Non c’entra nulla, è solo un atteggiamento incivile che mobilita un gran numero di agenti in divisa chiamati ogni volta a placare una guerriglia urbana che altrimenti metterebbe a rischio l’incolumità degli altri cittadini». Che chiunque pratichi la violenza vada condannato, lo afferma anche Pierfrancesco Majorino, capogruppo del Pd in Comune, ma per lui il punto centrale è un altro: «Una sede di neonazisti non va aperta. Su questo bisogna essere intransigenti». La premessa dell’assessore Tiziana Maiolo: «Io non conosco i militanti di Cuore Nero: se vivono nell’illegalità andranno puniti, altrimenti hanno diritto di esistere». Gli scontri dell’altro ieri? «Una situazione assurda provocata da persone che non hanno più alcuna credibilità politica né rappresentanza in Parlamento e quindi non hanno altra possibilità che aggrapparsi all’antifascismo».
Occhi puntati sulla prossima mobilitazione. La data è già nota: 20 settembre. La sede pure: Quarto Oggiaro. Due giorni più tardi toccherà all’ennesimo avviso di sfratto del Leoncavallo, per il quale stanno organizzando un campeggio internazionale: «Ben venga se riusciranno a trovare un accordo tra privati - precisa Carlo Fidanza, copogruppo di An in consiglio - ma il Comune non usi soldi pubblici per risolvere la questione».