«Condanna sicura: lo chiede la piazza»

Roma«Questo processo a Mubarak si fa perchè lo vuole la piazza, ma le élite del Paese lo eviterebbero volentieri, vista anche l’età del rais. Crea divisioni e rovina l’immagine dell’Egitto. Tutta pubblicità negativa».
Ernesto Preatoni, inventore del paradiso delle vacanze di Sharm el Sheik e da 20 anni egiziano d’adozione, parla al telefono dalla sua casa nel lussuoso villaggio Coral Bay. Di fronte guarda la villa sul Mar Rosso dell’ex-presidente egiziano. Non è da lì, ma dal vicino ospedale che poche ore prima un elicottero è decollato per trasportare al Cairo il «faraone» , davanti ai suoi giudici.
Pensa che la condanna sia sicura?
«Credo di sì. Altrimenti, il governo si troverebbe in difficoltà e abbiamo visto con quale facilità qui vengono rimpiazzati i ministri. Bisogna soddisfare la piazza e la piazza vuole vedere Mubarak condannato».
Lei che cosa si augura?
«Spero che si arrivi presto alle elezioni di novembre e ad un governo moderato e solido. E sono ottimista, le premesse ci sono. Certo il nuovo governo sarà meno corrotto dell’altro».
Si teme l’instabilità e che possano emergere forze fondamentaliste.
«Non mi pare che questi timori siano fondati. Non ci sono partiti estremisti, anche i Fratelli musulmani non fanno discorsi preoccupanti. Chiunque vada al potere dovrà rispettare gli accordi internazionali».
Vede rosa, perchè si preoccupa per il turismo?
«Mi preoccupo per l’Egitto, che poggia sul turismo e subisce i colpi dei media che s’inventano notizie allarmanti quando non ci sono. Io sono a Sharm, dove non è mai successo nulla di diverso dal solito. Anche a gennaio, quando sono stati sospesi i voli, i turisti senza la tv non si sarebbero accorti di nulla».
Mubarak si è rifugiato proprio a Sharm e quando è stato male è stato ricoverato nell’ospedale. Che cosa ha visto e sentito in questi mesi?
«Poco. Posso dirle che la sua villa prima era protetta da guardie private e poi sono arrivati i militari a sorvegliarla. Evidentemente, temevano che fuggisse. Io l’avevo incontrato solo due volte, con l’ambasciatore italiano. Ma ben prima di queste vicende, perchè non ho idee politiche e non sono legato nè al vecchio nè al nuovo governo. In questi mesi non l’ho mai visto. Anche in ospedale era inavvicinabile e nulla trapelava. Salvo notizie contraddittorie: lo davano morente e poi smentivano».
E fuori, a Sharm, che succedeva?
«I contraccolpi sul turismo della situazione politica, anche qualche sciopero di lavoratori d’alberghi convinti che dopo Mubarak sarebbero diventati tutti ricchi. Per il resto, ripeto, non ci siamo accorti di nulla. Nè rivoluzioni, nè terrorismo. Quello egiziano è un popolo pacifico, difficile che si abbandoni a violenze».
Al Cairo ce ne sono state.
«Sì perchè hanno voluto disperdere la piazza, ma i manifestanti non avrebbero usato la violenza. Ora c’è un vuoto di potere ed è normale che diversi attori cerchino di riempirlo. Ma tutto avverrà pacificamente e senza uso della forza, ne sono convinto».