Condanna È stato il marito a uccidere Lorena Radice

Un sacchetto di plastica infilato a viva forza sulla testa e stretto fino ad uccidere: così morì - nella notte tra Natale e Santo Stefano del 2006 - l’imprenditrice brianzola Lorena Radice. Lo stabilisce la sentenza della Corte d’assise di Monza che ieri pomeriggio condanna all’ergastolo per omicidio aggravato il marito della donna, il broker Nazareno Caporali. La condanna arriva nonostante le disperate proteste di innocenza dell’uomo, il cui difensore Raffaele Della Valle commenta sferzante il verdetto: «È una follia».
Secondo Caporali, la donna si era suicidata al termine di una serata tempestosa. I coniugi avevano litigato a lungo, dopo la ammissione di Caporali di avere un’amante. «Poi me ne sono andato in camera mia», ha sempre affermato il broker. Ma impronte e altri rilievi scientifici hanno convinto la Corte del contrario. Bastano quattro ore alla giuria presieduta dal dottor Italo Ghitti per emettere ieri la sentenza di condanna.