La condanna del Vaticano: "I figli non si selezionano"

L'Osservatore Romano interviene aul caso delle due gemelline di Milano: al di là dello scambio è aberrante la scelta di sacrificare un neonato

Milano - Una «disperante tragedia». Un caso di «eugenetica» che è diretta conseguenza di una «cultura della perfezione che impone di escludere tutto ciò che non appare bello». E su tutto il silenzio della politica, «troppo presa da sciocchezze varie». Parole come il piombo, sulle pagine dell’Osservatore Romano. Il quotidiano della Santa Sede, nell’edizione di oggi, interviene duramente sul caso dell’aborto selettivo praticato all’ospedale San Paolo di Milano su una donna di 38 anni, durante il quale - per errore - l’interruzione di gravidanza (oltre il terzo mese) era stata effettuata sul feto sano e non su quello malato.

«Non avete diritto», tuona l’Osservatore. «Nessun uomo ha diritto di sopprimere un’altra vita. Nessuno uomo ha il diritto di sostituirsi a Dio. Per nessuna motivazione». «Eppure - insite il quotidiano - innocenti continuano a morire. Le loro parole non dette, i loro sorrisi mai espressi, i loro sguardi mai accolti continuano a non suscitare sdegno o almeno le necessarie, profonde, serie riflessioni». Ed è così «che sono morte due bambine. Uccise nelle conseguenze di un aborto selettivo. I genitori hanno deciso di effettuare l’aborto per tenere solo la gemella “sana”. Un terribile errore ha portato invece a sopprimere quest’ultima bambina. Una scelta radicale ha poi portato a ripetere l’aborto per la sorellina rimasta in vita». Questa, secondo il giornale del Vaticano, «è l’eugenetica che impone le sue leggi. È la cultura della perfezione che impone di escludere tutto ciò che non appare bello, splendente, positivo, accattivante».

Si riaccende, così, la polemica sulla legge 194 del 1978. Strali che arrivano dal fronte antiabortista. L’accusa aperta è di «deriva eugenetica». Dal monsignor Elio Sgreccia - presidente della Pontificia accademia per la vita - per il quale l’aborto «è sempre selettivo» e «accompagna una grande parte della nostra cultura di morte», ai medici dell’Amci (Associazione dei medici cattolici). «È impossibile - è la critica - tacere davanti a un’azione frutto di una cultura egoistica che considera il feto malato come un peso per la società». Infine, Rocco Buttiglione si domanda se «è lecito uccidere quello malato tra due fratellini? La legge non prevede l’aborto eugenetico, né che si possa decidere di rifiutare un bambino perché è meno perfetto di un altro». Sul fronte opposto, inviti a non strumentalizzare il caso. Per Silvana Mura (Italia dei valori), «la libertà e la salute della donna devono essere tutelate come lo sono attualmente, senza che diventino materia di scontri ideologici». Paolo Balducci (Verdi), parla di «un tragico errore che ci lascia sgomenti, ma questo non ha nulla a che vedere con la 194 che non va cambiata, per non mettere in pericolo altre donne».

Ma la vicenda, oltre a riaprire il dibattito etico e politico, rischia di assumere profili penali. La Procura di Milano, infatti, ha aperto un fascicolo per «atti relativi a notizie non costituenti reato». Un «modello 45», senza indagati né ipotesi di accusa, in attesa che il pm Marco Ghezzi valuti eventuali profili di responsabilità ascrivibili al personale del San Paolo. Ieri, la direzione sanitaria dell’ospedale - su richiesta del procuratore aggiunto Alberto Nobili - ha consegnato la documentazione relativa all’intervento. E proprio quel materiale potrebbe servire al magistrato per qualificare l’episodio come un caso di colpa medica. Possibile, inoltre, che si proceda per omissione in atti d’ufficio. Dalla clinica, infatti, non è mai arrivata in Procura alcuna segnalazione che riguardasse l’errore nell’aborto selettivo, per una vicenda che risale al 5 giugno scorso. Ma nemmeno esiste, a quanto sembra, una denuncia della donna sottoposta all’interruzione di gravidanza.