Condannano gli abusi sui lavoratori, ma sono sfruttati loro

Condannano i datori di lavoro che non rispettano i diritti dei dipendenti su ferie, maternità e malattia, ma si trovano loro stessi a veder calpestati questi diritti. È la condizione paradossale in cui si trovano i magistrati onorari che, anche a Genova, come in molte altre città d’Italia, reggono sulle loro spalle il lavoro di tribunali oberati di cause. Nati come figure di supporto allo svolgimento del lavoro giudiziario, sono diventati - ma siamo in Italia - una pietra angolare nell’ordinamento. E anche nella nostra città sono molti: una settantina a fronte di un numero pari alla metà di giudici togati. Per vedersi riconoscere finalmente alcuni diritti sono entrati in agitazione e fino a venerdì si asterranno dal lavoro nell’ambito di uno sciopero che viene attuato in tutta Italia. Sono certi che, fermandosi loro, i tribunali entreranno in crisi. «Siamo moltissimi - racconta Rossana Ferrari, presidente dell’Ago, associazione giurisdizione onoraria, che ha sede a Genova, ma ha soci in tutta Italia -, basti considerare che la magistratura onoraria di tribunale comprende attualmente 3.636 effettivi, dei quali 1.929 svolgono le funzioni di giudice onorario di tribunale mentre 1.707 assolvono alle funzioni di vice procuratore onorario. Dopo tanti anni è lecito ritenere che la nostra categoria sia stato lo strumento per rimediare alle croniche carenze di organico della magistratura ordinaria professionale, ma a questo punto la nostra posizione andrebbe regolamentata».
I magistrati onorari vengono infatti pagati «a udienza», percependo un compenso lordo di circa 70 euro. «Alla fine del mese, nonostante l’impegno costante e continuo, un lavoro fatto anche di rilettura degli atti e di scrittura delle sentenze arriviamo si e no a mille euro - aggiungono le dottoresse Ziccardi e Fioranti -, senza contare che se ci ammaliamo o andiamo in maternità o nei due mesi in cui il tribunale è chiuso per le vacanze non facendo udienze non veniamo pagati, sebbene continuiamo a lavorare facendo sentenze».
Inoltre questi magistrati hanno ormai maturato un importante bagaglio di esperienza, tale da reggere il peso del lavoro di interi tribunali. E adesso sono loro a chiedere giustizia.