Condannata giovane rom, prima ladra di bimbi

Tre anni di carcere alla quindicenne che scatenò la rivolta del rione Ponticelli contro l’accampamento di zingari. Smentito chi aveva giurato sull'innocenza della nomade, ora abbandonata anche dai genitori

Napoli - Alla giovane rom che tentò di rapire una neonata dalla culla, il Tribunale per i minori ha comminato una condanna a 3 anni e 8 mesi di reclusione. La ragazza, 15 anni, sconterà la pena nel carcere di Nisida. Smontata la tesi, almeno in questo caso, che i nomadi non rubano i bambini, come sempre sostenuto dagli zingari di tutte le etnie e residenti non solo a Napoli ma in ogni luogo del mondo.

Il 10 maggio dello scorso anno, la nomade, romena di origini, entrò in un appartamento situato a Ponticelli, uno dei quartieri ghetto, situati alla periferia di Napoli. Poi, non vista, prese dalla culla una bimba di sei mesi e cercò di fuggire. Ma, la ladra di bambini, fu vista giusto in tempo dalla mamma della neonata, che lanciò un urlo carico di disperazione. Ma, il terrore nella casa di Flora Martinelli, 27 anni, durò pochi attimi. La nomade fu bloccata dal nonno della bimba, Ciro Martinelli, un ex cutoliano che ha chiuso in conti con la giustizia, che riuscì a strapparle la nipotina dalle braccia.

Inutile il tentativo di fuga della romena: il grido di aiuto di Flora Martinelli, aveva scatenato l'allarme in tutto l'edificio. Ben presto la zingarella fu circondata e bloccata. Pochi minuti dopo una «volante» del commissariato di Ponticelli guidata dal vicequestore Luciano Nigno era già sul luogo del misfatto: manette ai polsi della ladra di bambini e via, al Centro di prima accoglienza dei Colli Aminei.

La giovane rom era già una conoscenza della polizia e del quartiere. Viveva in uno dei 9 campi nomadi di Ponticelli, prevalentemente di nazionalità romena. Ma, quell'episodio del tentato rapimento, solo per un soffio non riuscito, provocò dei gravi incidenti nel rione, già afflitto da una mezza dozzina di gravissimi problemi: camorra, microcrimininalità, in diversi casi strettamente legata alla presenza dei nomadi, disoccupazione, pessima vivibilità e, non solo per il dramma dei rifiuti che in quel periodo ancora non era stato risolto dall'intervento del governo, totale abbandono, insomma, da parte delle istituzioni locali. I rom non erano amati prima del tentato rapimento della neonata, ma quell'episodio gravissimo scatenò tutto l'odio che quasi un intero quartiere, covava in sé. Poche ore dopo, la rabbia si accese, nel vero senso della parola: decine di bottiglie molotov furono lanciate contro i campi rom. La rivolta durò alcuni giorni, i circa cinquecento abitanti delle baracche e delle roulotte, furono costretti a precipitosa fuga dal quartiere e da Napoli.

Ma, tornando alla condanna della giovanissima ladra di bambini, forse c'è stata una sentenza ancora più dura per lei: l'abbandono dei suoi familiari. Dopo l'arresto, infatti, i parenti non si sono mai fatti vivi con la romena.

Convinto della sua innocenza è il segretario dell'Opera, Enzo Esposito. «I nomadi non hanno bisogno di rubare i bambini: la loro popolazione è composta soprattutto da minori».

Poche settimane prima del tentato rapimento della neonata, la zingarella era già stata arrestata per il furto di due orecchini che una donna custodiva nella sua borsetta. Gli agenti di Ponticelli l'avevano condotta in carcere, ma da lì era evasa. Probabilmente, almeno secondo i giudici del Tribunale per i minori che le hanno comminato la condanna a 3 anni e 8 mesi di reclusione, per cambiare genere: rubare i bambini.