«Condannate l’Ariosto a 16 mesi di carcere»

Il Pg: «Ha calunniato il giudice Priore sapendolo innocente. E oggi non basta dire “Forse mi sbagliai”»

Stefano Zurlo

da Milano

Dieci anni dopo le prime rivelazioni, il mondo descritto da Stefania Ariosto si capovolge in un’aula del tribunale di Milano. Lei, il teste Omega che ha messo nei guai Cesare Previti e Renato Squillante, è accusata di calunnia: gettò fango sul giudice Rosario Priore, oggi dirigente del ministero della Giustizia. È il giorno della requisitoria e il sostituto prcuratore generale Gaetano Santamaria Amato va all’attacco della contessa. Implacabile: «L’Ariosto accusò Priore sapendolo innocente». Ma il pg punta il dito anche contro i colleghi del Pool: «Perché la Procura non iscrisse il nome di Priore nel registro degli indagati? Io non lo so. Avranno considerato da subito inverosimili le accuse dell’Ariosto al giudice? Io non lo so. Avranno fatto degli accertamenti a priori? Io non lo so. Perché invece i nomi di altri magistrati, Mele, Vinci, fatti dall’Ariosto finirono nel registro?». Santamaria Amato ripete per la quarta volta: «Io non lo so». La Procura non diede credito all’Ariosto che accusava Priore di tutto: cene a casa Previti con contorno di disinvolte conversazioni su processi da aggiustare; puntate al casinò di Montecarlo; gioielli per la signora Priore regalati da Previti con i soldi di Berlusconi. Ma i pm indagarono l’Ariosto solo per false dichiarazioni, un reato molto meno grave della calunnia. La Procura generale ha avocato il caso e ha riformulato il capo d’imputazione. Perché la Procura è rimasta inerte? «L’Ariosto le ha sparate a vanvera e ha detto balle anche qui in aula. L’Ariosto ha continuato nel tempo a dar del corrotto a Priore. E non basta venire qui a dire: “Forse mi sono sbagliata”». Per questo Santamaria Amato chiede la condanna a 1 anno e 4 mesi. «Nessuna strada che porti all’assoluzione dell’Ariosto è percorribile. Anche se - è la conclusione - questo non significa che abbia mentito sempre. Le dichiarazioni rese nel 1995 servirono a scoperchiare la pentola della corruzione giudiziaria».