Condannati dai nostri errori

Luigi Cucchi

«Anche i bambini sono predisposti a sviluppare la sindrome metabolica, che aumenta il rischio di pericolosi eventi cardiovascolari una volta raggiunta l’età adulta. L’alimentazione ipercalorica ed una vita troppo sedentaria sono alla base della comparsa di ipertensione arteriosa e di pericolose alterazioni del nostro metabolismo che fanno crescere di due, tre volte le probabilità di ammalarsi di diabete o di essere colpiti da gravi patologie cardiovascolari come infarto del miocardio, ictus, scompenso cardiaco», afferma il professor Maurizio Giardinieri, 56 anni, marchigiano (è nato ad Osimo), vive da sempre a Roma. Dopo la laurea in medicina, conseguita nel 1975 all’università La Sapienza, è entrato nel 1976 all’ospedale San Filippo Neri, dove oggi è direttore del dipartimento di medicina interna. Tra i primi in Italia, primo a Roma, ha realizzato un Centro ospedaliero per lo studio e la cura della sindrome metabolica. Una iniziativa che vuol dare una risposta unitaria a questa patologia che riunisce in modo sinergico, moltiplicandone gli effetti devastanti, tutti i fattori di rischio delle malattie cardiovascolari che si stanno sviluppando in modo esponenziale.
«La sindrome metabolica, definita nel 1998 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità una vera e propria malattia, ben più quindi che un agglomerato di fattori di rischio, colpisce nei Paesi occidentali il 20-25 per cento della popolazione, ma dopo i 60 anni arriva al 40%. È un vero killer della nostra salute, si sta diffondendo in modo impressionante nei Paesi occidentali, ma cresce rapidamente anche in quelli emergenti. Negli Stati Uniti già la considerano una malattia cronica», precisa il professor Giardinieri, ricordando che in Italia molti medici sottostimano la gravità e le conseguenze di questa patologia che dipende solo in parte da fattori genetici. La causa principale è infatti rappresentata da errati regimi alimentari e dalla mancanza di regolare attività fisica. Diagnosticarla non è difficile.
«Dal 2001 questa malattia viene identificata in base a criteri clinici facilmente rilevabili, contenuti nella classificazione elaborata negli Stati Uniti dal National Cholesterol Education Program. La diagnosi di sindrome metabolica – precisa Giardinieri – si basa, nell’individuo adulto, sulla contemporanea presenza di almeno tre dei seguenti fattori: pressione arteriosa superiore a 130 di massima e 85 di minima, colesterolo HDL (quello buono che ostacola la formazione delle placche di aterosclerosi nei vasi sanguigni) inferiore a 40 negli uomini e a 50 nelle donne, circonferenza vita oltre i 102 centimetri nell’uomo e 88 nella donna (rivela l’accumulo di grasso addominale), eccesso di glucosio nel sangue (glicemia superiore a 110 mg/dl), valori di trigliceridi superiori a 150mg/dl, sono anch’essi responsabili della formazione di placche di aterosclerosi. Queste alterazioni, che facilitano il manifestarsi del diabete e delle malattie cardiovascolari, nella maggior parte dei casi non danno sintomi e per questo sfugge a molti la loro gravità. L’autentico dramma è quando questi fattori si associano perché i loro effetti negativi non si sommano semplicemente ma si accrescono in modo esponenziale. Per questo le autorità sanitarie statunitensi sono molto preoccupate per i ritmi di crescita di questa patologia che minaccia di diventare un autentico flagello».
Si deve agire soprattutto sulla prevenzione per ridurre il diffondersi di questa malattia. «Vanno adottati regimi alimentari sani, ricchi in frutta e verdura, poveri in grassi animali. Il consumo di sale e di alcol, specie nei soggetti ipertesi va limitato. Fondamentale è un minimo di attività fisica, almeno quaranta minuti al giorno di buona camminata. Se necessario vanno anche prescritti dei farmaci allo scopo di diminuire il rischio cardiovascolare globale».
La gestione della sindrome metabolica, per la sua complessità, deve essere il frutto di un intervento coordinato tra specialisti: dietologi, diabetologi, esperti nel campo dell’ipertensione arteriosa e delle dislipidemie. Il professor Giardinieri ha riunito nel suo innovativo Centro specialisti di queste aree della medicina interna ed ha stabilito rapporti di collaborazione con i medici di medicina generale e con i medici sul territorio.
«Abbiamo già avviato progetti per il trattamento e la prevenzione e stiamo elaborando linee guida comuni. In tutte le regioni vanno individuati i potenziali Centri specialistici di coordinamento degli interventi sanitari per la prevenzione, diagnosi e cura di questa patologia. Serve innanzitutto un cambiamento culturale: bambini ed adolescenti sono al centro del nostro interesse, a loro saranno dedicate campagne di informazione nelle scuole. Individuare ed agire sulle persone a rischio molto tempo prima che la malattia si manifesti è la vera prevenzione». In età avanzata diventa arduo riportare l’armonia, anche nel nostro corpo.