Condannati i «guerriglieri» liberati dal giudice Forleo

Brescia ribalta la sentenza del gup milanese sui tre esponenti della cellula islamica di Cremona. Quasi cinque anni per l’imam

Gianluigi Nuzzi

da Milano

Per il gip di Milano Clementina Forleo erano quattro guerriglieri senza macchia e senza paura. Per il giudice di Brescia, invece, non sono patrioti ma autentici terroristi islamici. Da qui le condanne, le prime in Italia, per terrorismo internazionale che chiudono una polemica tra giudici e politici che era esplosa dopo le criticate decisioni del gup milanese.
Le condanne sono state ora pronunciate dal gup Silvia Milesi nei confronti di appartenenti alla cosiddetta cellula di Cremona, aderente al gruppo islamico marocchino combattente «Ansar al Islam». Il magistrato ha inflitto all’ex imam itinerante Mohamed Rafik una pena di 4 anni e 8 mesi e a Kamel Hamroui, tunisino 28enne già braccio destro dell'imam di Cremona Mourad Trabelsi, 3 anni e 4 mesi di reclusione. È stato invece condannato per reati minori Naijdp Rouass, 39enne marocchino, attivista nelle moschee di Cremona, Varese e Bergamo. Fondamentale il ruolo del pentito Chokri Zouaoui, ora detenuto per droga nel carcere di San Vittore, secondo il quale questa cellula stava studiando alcuni attentati da rendere operativi nel dicembre 2002 al duomo di Cremona e alla metropolitana di Milano. Tra l’altro, durante le perquisizioni degli inquirenti vennero trovati libretti con i discorsi inneggianti alla guerra santa e un foglio firmato da Osama bin Laden.
La loro storia era finita in prima pagina visto che per due imputati, Noureddine Drissi, ora a processo a Cremona, e anche Kamel Hamraoui, la gup di Milano Forleo si era dichiarata incompetente a decidere per motivi territoriali, con un provvedimento che di fatto scagionava tre imputati, innescando critiche e polemiche da parte di numerosi politici. E che gli indizi potessero portare a provvedimenti restrittivi lo dimostra il fatto che dopo qualche giorno Drissi e Hamraoui vennero arrestati su ordine del gip bresciano Roberto Spanò.
In particolare Hamraoui, considerato nel gennaio scorso guerrigliero dalla Forleo, venne arrestato dai carabinieri dei Ros di Milano nell’aprile 2003 insieme a Trabelsi. Celibe e senza lavoro fisso, fino all’arresto viveva a Cremona. Intercettato per mesi, dalle conversazioni erano emersi rapporti internazionali e la volontà di raggiungere i campi di addestramento nel Kurdistan iracheno. Ma gli viene fatto capire che era più utile in Europa. Di rilievo, in merito, il passaggio di una conversazione intercettata nel marzo del 2003, fra Trabelsi e Drissi, durante la quale il primo dall’Italia comunica al secondo che Hamraoui avrebbe voluto raggiungerlo in Kurdistan. «Kamel?... No, non è buono quello!... Lascia stare... Non va bene, non voglio problemi!...», questa la risposta di Drissi.
Si tratta insomma di una sentenza che ribalta le tesi della Forleo. Lei però cerca di rimanere impassibile e non mostra di scomporsi. Ritiene che queste condanne rientrino «in un’inchiesta parallela a quella condotta a Milano, ma diversa».
L’udienza ha riservato anche un piccolo giallo, ancora una volta sulle interpretazioni. Il procuratore aggiunto Roberto Di Martino commentando la sentenza avrebbe riferito clamorose confidenze raccolte durante le indagini. «Nei giorni scorsi io e il mio collega Piantoni - sono le parole di Di Martino attribuite dalle agenzie di stampa - siamo stati in Marocco e abbiamo sentito alcuni di questi soggetti: uno ci ha detto che in Italia ci sarà presto qualche cosa di simile a quello che è successo in Spagna». Un nuovo allarme? Rischio attentati? E perché farlo diventare di dominio pubblico, rischiando di terrorizzare la gente? Chi punta a ridimensionare il caso è il procuratore capo Giancarlo Tarquini che, interpellato da Il Giornale, minimizza: «Il collega è stato frainteso. C’è stato un equivoco visto che il confidente davanti alle autorità marocchine ha fatto affermazioni assai diverse e non così specifiche. Si trattava di una notizia insignificante».