Condannati per stupro, no espulsione "Sono gay, in Iraq rischiano la morte"

Due curdi che violentarono un connazionale. Per il gip &quot;l’omosessualità è considerata empia dal Corano, potrebbero essere torturati o uccisi&quot;<br />

Milano - «Non vi è alcuna garanzia che i due condannati, una volta consegnati a seguito di espulsione alle autorità del loro Paese, non solo non siano sottoposti a un nuovo processo ma anche che non siano sottoposti a forme di persecuzione legale o extralegale» tenendo conto da fonti aperte che «milizie e “squadroni della morte”, soprattutto di osservanza sciita, sono dedite in Iraq a persecuzioni, torture e omicidi in danno di omosessuali maschi e femmine in quanto tale condotta sarebbe condannata come empia dal Corano». Questa la motivazione con cui il giudice per l’udienza preliminare Guido Salvini ha ordinato il divieto di espulsione nei confronti di due curdi da lui stesso condannati a pene fino a 5 anni e 10 mesi di reclusione per aver violentato un loro connazionale, segregandolo in un appartamento in via Santa Rita da Cascia 59 nella notte tra il 31 gennaio e il 1 febbraio scorso. Il divieto è stato disposto in virtù dell’articolo 19 della legge 286/98, in base alla quale «in nessun caso può disporsi l’espulsione o il respingimento verso uno Stato in cui lo straniero possa essere oggetto di persecuzione per motivi di razza, di sesso, di lingua, di cittadinanza, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali o sociali, ovvero possa rischiare di essere rinviato verso un altro Stato nel quale non sia protetto dalla persecuzione». Kakuabi Ramadhan Azad e Amin Makok Muhamad, due iracheni di 34 e 25 anni originari di Kirkuk, rispondono di concorso in violenza sessuale di gruppo aggravata dall'uso di un coltello, sequestro di persona e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. La vittima è un loro connazionale di vent'anni, che i due stavano aiutando a trasferirsi in Svezia dietro un compenso di 6.500 euro. La notte della violenza il giovane per scappare si è calato da un balcone al terzo piano, cadendo a terra e fratturandosi un piede. Lo ha aiutato una coraggiosa passante che ne aveva sentito i lamenti e che, dopo averlo nascosto dietro a un’automobile coprendolo con il proprio giubbotto, ha chiamato il 118. I suoi aggressori sono poi stati identificati e condannati con rito abbreviato a 5 anni e 2 mesi e a 5 anni e 10 mesi di reclusione e a pagare alla vittima una provvisionale di 35mila euro. Ora il gup ha depositato la sentenza, dedicando ampio spazio alla motivazione del divieto di espulsione, dettato anche dall’esame di “plurime e dettagliate ‘fonti aperte’” che a suo avviso confermano “in modo inequivocabile” il pericolo di persecuzioni in Irak a causa della loro condotta omosessuale. “Anche se i Tribunali di tale Paese non potrebbero formalmente sottoporre a sanzioni alcun cittadino solo in quanto omosessuale – aggiunge Salvini -, non vi è alcuna garanzia che Tribunali o milizie religiose non pongano in essere attività persecutorie nei confronti dei due imputati una volta divenuto noto il reato per cui sono stati condannati in Italia. Oltretutto non è dato sapere quale sarà tra alcuni anni, e cioè quanto la misura di sicurezza sull’espulsione dovrebbe essere eseguita (…), la situazione politico-religiosa e quindi giudiziaria di tale Paese”.
ELag