Condannato a quattro anni per due spinelli

Il giudice ha applicato la nuova legge Fini-Giovanardi. Ed è polemica tra i partiti

da Torino

Adesso in tribunale due spinelli valgono quattro anni di carcere: ne sa qualcosa l'immigrato che ieri, a Torino, si è sentito infliggere questa pena da un giudice che ha applicato tutti i meccanismi previsti dalla nuova legge Fini-Giovanardi sulla droga e dalla ex Cirielli in materia di trattamento degli imputati recidivi.
La notizia della sentenza non è passata inosservata nel mondo politico. Donatella Poretti, della Rosa nel Pugno, ha chiesto al ministro della Sanità Livia Turco di «bloccare la legge con un decreto, in modo da annullarne gli effetti negativi», e sulla stessa scia si è posta l'Aduc (un'associazione di tutela di consumatori): «Quanti giovani - dice il presidente, Vincenzo Donvito - dovranno finire in galera per questo tipo di reato prima che venga fatta una nuova normativa?».
Dal centrodestra replica Maurizio Gasparri (An): «La sinistra ragiona in base a una logica scellerata. Vuole sabotare una legge sacrosanta che lotta contro la diffusione dell'uso di stupefacenti e salvare uno spacciatore dalla galera. Vergogna». Lo straniero, un marocchino di 27 anni, il mese scorso fu bloccato dalle forze dell'ordine subito dopo avere passato a un conoscente 0,7 grammi di hashish, una quantità che permette di confezionare un paio di «canne» o poco di più. «L'acquirente - si era giustificato - è un mio amico. Io avevo preso dieci euro di “fumo” e gliene avevo consegnato la metà».
Sempre di cessione di stupefacenti si trattava, e per l'immigrato, sposato con una ragazza italiana e padre di un figlio di pochi mesi, scattò la misura cautelare degli arresti domiciliari. Al processo, il giovane è stato giudicato sulla base della «Fini-Giovanardi», che punisce lo smercio di qualsiasi sostanza con il carcere dai sei ai vent'anni. Esiste anche l'«ipotesi lieve» (da uno a sei anni) che però, in questo caso, il giudice Gian Andrea Morbelli ha deciso di non applicare: l'imputato, infatti, ha un precedente per reati contro il patrimonio, e la ex Cirielli prevede che l'attenuante non possa essere considerata prevalente sulla recidiva. L'unico sconto praticato al marocchino è stato quello del rito abbreviato: diversamente gli anni da scontare sarebbero stati sei. «Questa sentenza - commenta l'avvocato difensore, Gianluca Vitale, che annuncia ricorso in appello - dimostra che queste leggi riempiranno le carceri di stranieri e di tossicodipendenti per fatti di minima gravità».