Le condizioni del Pdl: il governo scriva le riforme con noi

RomaAl Pdl la sbandierata rivoluzione liberale targata Monti non piace neanche un po’. Nella sostanza e nella forma. Non piace il fatto di prendersela solo con alcune categorie - ad esempio farmacisti e tassisti - trascurando la posta in gioco più grossa, quella dei servizi pubblici. Non piace la fretta sbandierata l’altra sera dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Antonio Catricalà, che ha parlato esplicitamente di una partita da risolvere in dieci giorni. Non piace la scelta in qualche modo ammessa dallo stesso Catricalà di ricorrere allo strumento del decreto e non del disegno di legge. Non piace l’assenza di un confronto con le categorie interessate dai provvedimenti. Non piace soprattutto il fatto che il governo sembra ignorare le idee della forza parlamentare più importante
E così ieri è stato giorno di conclave per i vertici del partito, conclusa con una cena di lavoro a Palazzo Grazioli, alla presenza di Silvio Berlusconi, dei tre coordinatori Sandro Bondi, Denis Verdini e Ignazio La Russa, dei capigruppo di Camera e Senato Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri, insieme al vice di quest’ultimo Gaetano Quagliariello, del segretario del partito Angelino Alfano e dell’ex ministro Altero Matteoli e Gianni Letta. Tema principe, proprio le liberalizzazioni. Le proposte del Pdl si tradurranno nelle prossime ore in un’iniziativa parlamentare, previa consultazione dell’esecutivo. «Entro domani o dopodomani (oggi o domani, ndr) presenteremo un documento con le nostre proposte affinché il governo sappia le nostre posizioni di merito», annuncia Cicchitto prima di entrare a Palazzo Grazioli. Prima di aggiungere: «Auspico che il governo non faccia il decreto sulle liberalizzazioni senza misurarsi precedentemente con le forze che lo sostengono in Parlamento. Auspico che l’esecutivo si confronti con le forze sociali e con noi». D’accordo il capogruppo al Senato, Maurizio Gasparri: «Serve un grande piano che riguardi tutti i settori, dall’energia ai trasporti e ai servizi pubblici locali. I potentati devono essere più aperti alla concorrenza, comprese le banche. Con gli ordini professionali e le attività autonome l’esecutivo deve aprire un confronto come sta facendo per il mercato del lavoro, perché non può essere forte con i deboli e debole con i forti. Bisogna ascoltare tutti».
Al di là delle questioni di metodo e di galateo istituzionale, la questione è la sostanza, sulla quale il Pdl si sta sforzando di trovare posizioni il più possibile unitarie. Il Pdl non crede che prendersela con alcune categorie, come tassisti, farmacisti e notai, risolva in alcun modo i problemi dell’Italia. Una posizione ben chiarita da Gianfranco Rotondi, dell’ufficio di presidenza del Pdl: «Le liberalizzazioni devono migliorare i servizi al consumatore, se invece riducono il benessere di chi vende e non aumentano i vantaggi di chi compra, non sono un buon affare». Tra le proposte che filtrano da Palazzo Grazioli c’è in particolare la necessità di procedere di pari passo con le liberalizzazioni e con la riforma del mercato del lavoro, che sarebbe l’unica strada per tornare a far crescere l’economia. E il parlamentare ed ex sottosegretario Guido Crosetto: «Passera si sveglia e propone una liberalizzazione al mese quasi parafrasando il vecchio detto su una mela al giorno. Le liberalizzazioni o si fanno o non si fanno. Diluirle è assurdo e un po’ stupido perché significa riservarsi ogni mese e per anni uno scontro con una categoria diversa». E sulla questione delle farmacie un ulteriore motivo di opposizione è trovato da Ignazio La Russa: «Qualcuno mi deve spiegare se lo Stato intende promuovere un abuso del farmaco come avverrebbe con la vendita nei supermarket, dove è notorio che il consumo viene incentivato».