Un condominio solidale «aperto» a tutti

L’edificio, nel quartiere Isola, può ospitare 16 persone tra studenti, disabili e famiglie

Marta Bravi

Una casa senza porte, con ampi corridoi, elevatori, quattro cucine e una decina di bagni: è il condominio solidale «casa alla Fontana». Inaugurata recentemente, la casa rappresenta il primo progetto sperimentale di residenza integrata al territorio: può ospitare 16 persone diverse tra loro per età, storia personale e progetto di vita, unite dalla voglia e dalla capacità di condividere spazi e momenti. In piazza Santa Maria alla Fontana, al quartiere Isola, l’ex casa del parroco, adiacente all’omonimo santuario, è stata ristrutturata per ospitare persone con disabilità motorie, famiglie e studenti.
Per rispondere al bisogno di residenzialità, sempre più sentito a Milano, le associazioni non profit «Idea Vita», «La Cordata», «Associazione Comunità famiglia» coordinate da «I care, ancora Onlus» sono dunque riuscite, grazie al prezioso aiuto della Fondazione Cariplo, della Fondazione Vismara, della Provincia di Milano e della Regione Lombardia, a offrire una soluzione abitativa a prezzi calmierati a una giovane coppia e una donna separata con due figli, a sei universitari provenienti da altre città e a quattro disabili impegnati a vivere senza il supporto dei familiari, in un percorso che vuole essere di socializzazione e di conquista personale dell’autonomia.
Gli inquilini hanno a disposizione spazi privati e spazi comuni, ma non sono tenuti a rispettare nessun appuntamento o regola precisa. Non ce ne sarebbe nemmeno bisogno, in realtà, in quanto le famiglie che abitano nel condominio, membri dell’associazione «Comunità e Famiglia», hanno fatto esplicita richiesta, proprio perché desiderose di vivere un’esperienza comunitaria. E la stessa cosa vale per gli studenti, che sono riusciti a coniugare l’esigenza di trovare una stanza a prezzi accessibili e il desiderio di «sfruttare» questa occasione per vivere un’esperienza speciale. Gli inquilini «meno abili» della casa svolgono durante il giorno diverse attività all’esterno, condividendo la sera la preparazione della cena o intrattenendosi con gli altri.
Ecco perché in alcune stanze, quelle comuni, mancano le porte e tutti gli spazi sono larghi e accessibili: per favorire la socializzazione e la coabitazione, nel senso più pieno del termine. Le mamme non hanno bisogno di baby sitter, i disabili di assistenza speciale, gli studenti di telefonare a casa ogni momento: basta chiedere al vicino.