Condono agricolo sulle spalle dei coltivatori

E per la sanatoria in agricoltura voluta, fortemente voluta, dal ministro Paolo De Castro, arrivò il giorno del giudizio. Oggi è convocato il consiglio d'amministrazione straordinario dell'Inps per dire sì o no al «condono mascherato». Riguarda i 6 miliardi di euro di crediti - cioè contributi non versati da aziende e coltivatori diretti - già cartolarizzati e ceduti dall'Inps alla Scci Spa (Società di cartolarizzazione crediti Inps). Ora la Scci vuole rivenderli a due banche che li acquisteranno a un decimo del loro valore nominale, e con uno sconto di quasi l'80 per cento per i morosi. Sulla questione è scontro aperto. Con qualche caduta di stile. Prendiamo la lettera giunta dal ministero dell'Economia e presentata come «il via libera» all'operazione. La missiva è firmata dal capo di gabinetto, Paolo De Ioanna, e indirizzata al direttore generale dell'Inps, Vittorio Crecco, ma non - nemmeno «per conoscenza» - al presidente, Gian Paolo Sassi, che aveva chiesto ai due «ministeri vigilanti» (Lavoro e Economia) un «assenso esplicito».
Il dottor De Ioanna rimanda la palla all'Inps e scrive che la vendita dei crediti rientra nella «sfera dell'autonomia negoziale dell'Istituto». Quindi afferma che «il meccanismo di vendita del portafoglio dei crediti è neutro nei confronti della contabilità nazionale in quanto transazione conclusa tra privati». Un'affermazione che diversi tecnici dell'Inps contestano vigorosamente. L'Istituto di previdenza ha ceduto i 6 miliardi di crediti agricoli alla Scci - consorzio di banche - in cinque diverse cartolarizzazioni (dal '99 al '2004): in cambio la Scci ha versato all'Inps congrui anticipi emettendo titoli di debito sui mercati finanziari. Nel frattempo le somme recuperate dall'Inps affluite su un conto dello Stato sono servite a rimborsare i titoli alla loro scadenza (le prime tre cartolarizzazioni).
Quindi il portafoglio dei crediti residui è tornato in buona parte nella titolarità dell'Inps che - come si sa - è decisamente pubblico. E, tra le obiezioni sollevate, resta anche da capire come la Scci possa vendere qualcosa che, in buona parte, non è suo.
Sono ancora bazzecole. Che l'operazione avrà un peso devastante sui conti dello Stato lo si scopre proprio dalla lettera. Qualche riga più in là, quando il capo di gabinetto deve richiamare l'allarme lanciato dai sindaci dell'Inps e dai tecnici dei due ministeri: «Per gli effetti previdenziali l'operazione trova limiti precisi nel quadro normativo vigente». Per coprire la voragine che si aprirà nei conti pubblici sarà necessario intervenire «con un apposito strumento legislativo», cioè una legge del Parlamento.
Pare che, per salvare le apparenze, in prima battuta si scaricherà il prezzo del «condono mascherato» sui lavoratori autonomi, ovvero i coltivatori diretti. A loro verrà riconosciuta la pensione solo in proporzione ai contributi versati. Ma il 75 % della morosità è rappresentata dalle aziende agricole. E ai lavoratori dipendenti, per un automatismo di legge, oltre ad aver usufruito in questi anni e a continuare a usufruire delle prestazioni Inps (disoccupazione, sussidi di maternità, malattia), l'Istituto dovrà erogare il 100% della pensione. I datori di lavoro invece saranno chiamati a versare - se va bene - il 30 % dei contributi dovuti. La differenza la pagherà lo Stato. Ieri in serata il ministro dell'Agricoltura De Castro ha convocato per una «riunione informale» il cda dell'Inps.
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