Da conduttore a librettista Debutta «La zingara guerriera»

Oggi al Dal Verme l’esecuzione musicale con l’orchestra Fondazione Toscanini diretta dal maestro Steven Mercurio

Per ora la ascolterà, e la farà ascoltare ai milanesi, nella sua forma solo apparentemente più impalpabile, quella della musica. Poi Paolo Limiti, novello librettista da melodramma, potrà levarsi una soddisfazione non da poco: vedere la sua prima opera lirica - composta insieme al maestro Luigi Nicolini - farsi scenografia, costumi, gestualità. Occupare insomma lo spazio fisico, dopo aver occupato quello dell'anima. Oggi, in prima assoluta al Teatro Dal Verme, l'esecuzione de La zingara guerriera ad opera dell'orchestra Fondazione Toscanini diretta dal maestro Steven Mercurio promette di essere un colpo di scena per molti. Non per chi conosce a fondo Paolo Limiti: chi ha seguito con attenzione la sua carriera al di là del piccolo schermo sa come il celebre conduttore tv non sia solo tale, e come - smentendo paradossalmente il proprio cognome - ami varcare le frontiere dei generi e dei ruoli, nei quali a volte il successo imprigiona. Dopo due anni di febbrile lavoro, La zingara guerriera vede la luce, raccontando (anzi, cantando, attraverso le voci di interpreti del calibro di Daniela Dessì, Fabio Armilato, Roberto Servile e Elisabetta Fiorillo) la storia romantica di un amore impossibile.
Ambientata nel Risorgimento, durante la prima guerra d'indipendenza, la vicenda ha due protagonisti divisi dai ruoli sociali: un nobile e una zingara. Patriota idealista lui, nomade senza patria lei. Quando il giovane nobile si sposa, tutto sembra finito, ma non è così: il fuoco della passione cova sotto le ceneri, e solo la partenza per il fronte sembra poter cancellare quell'intreccio di passioni «sconvenienti». Sarà la mancata consegna alla zingara di un ultimo messaggio d'amore (celato a lungo dalla moglie, che lo ha scoperto) a scatenare gli eventi: quando viene a conoscenza della verità, che cioè l'amato è partito per la pugna, la passionale zingara si taglia i capelli, si traveste da soldato e corre al fronte. Dove l'attende l'eterno amore, ferito a morte. Romanticismo e Risorgimento: non stupisce che l'autore definisca la propria opera «di impronta pucciniana».
«Sono cresciuto in una famiglia di melomani - spiega Paolo Limiti - In tutti questi anni ho seguito sempre con attenzione la lirica, e devo dire che diverse opere contemporanee mi hanno lasciato perplesso. È questa delusione che mi ha spinto a scrivere. Io penso che il melodramma debba essere melodia, non dissonanze. Così, con quel grande conoscitore di Mozart che è Nicolini ho cominciato a lavorare, documentandomi sul periodo storico, scoprendo aneddoti affascinanti di quegli anni, anche attraverso le lettere dei soldati al fronte contro gli austriaci». Nel mondo della lirica, Paolo Limiti ci entra dalla porta principale: «Che un soprano come la Dessì e un tenore come Armilato, reduci dai successi alla Scala, intepretino la mia opera mi rende onorato e sorpreso». E la febbre per l'opera non accenna a scendere. «Ho già scritto una Carmen popolare - rivela Limiti - con brani celebri dal'800 ad oggi, inseriti nella storia lasciando i testi originali. In più, mi frulla in testa un musical, che nasce da un carteggio tra due personaggi famosi. Non voglio dire di più, per scaramanzia».
E la tv? «Un progetto lo avrei, ma anche i muri sanno quali sono i rapporti tra me e il direttore di Raiuno Del Noce... ».
La zingara guerriera
teatro Dal Verme
oggi alle 18
ingresso a inviti