Confalonieri: attentato alla libertà d’informazione

Guido Mattioni

da Milano

Era furibondo, ieri, Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset. Furibondo perchè offeso, oltrechè seriamente allarmato, dalla grottesca quanto preoccupante canea montata ad arte dai soliti noti sulla semplice ipotesi di una puntata della trasmissione Terra! che avrebbe dovuto avere Silvio Berlusconi come ospite di un faccia a faccia. Perdipiù con giornalisti tutti rigorosamente di sinistra. E così è stato lui, in prima persona, a indire una riunione nella sede capitolina del gruppo, in piazza del Nazareno. Per vederci chiaro, per mettere i puntini sulle “i”, e alla fine per essere costretto a usare una parola che a lui proprio non piace: regime.
Non è ricorso a perifrasi, Confalonieri. Nè nella conferenza stampa negli studi di Canale 5, nè parlando più tardi con alcuni cronisti di agenzia, nè infine ricostruendo l’accaduto con chi gli telefonava per sapere. Per cercare di capire. «Lo voglio dire a brutto muso, è un attentato alla libertà dell'informazione. Adesso uso io una parola grossa: regime. Una parola che non mi è mai piaciuta, nemmeno quando la usano per Berlusconi, ma devo dire che queste sembrano le prove generali di un regime», ha dichiarato. E ha fatto anche un annuncio: «Stasera, su Terra! faremo una trasmissione, “Una giornata particolare”, per raccontare come sono andate davvero le cose a proposito di Berlusconi, di Prodi, dei giornalisti e delle prove di regime». Intanto, l’aveva spiegato già lui come erano andate le cose. «Tutto è cominciato con la nostra idea di ospitare un “Faccia a Faccia” tra il premier e il candidato dell’opposizione su Canale 5. Siamo o no la prima televisione italiana? Dunque, perchè essere discriminati? - si è chiesto (e ha chiesto) il presidente di Mediaset -. Prodi, però, invitato ancora una volta, ha rifiutato di venire. E allora decidiamo di cambiare programma, facendolo diventare un “Berlusconi contro tutti” con cinque giornalisti che facciano pelo e contropelo al presidente del Consiglio. Ed ecco il regime: parte il tam tam dei Giulietti e company, per dire che nessun giornalista doveva venire. E nessun giornalista ha accettato l’invito. Un comportamento vergognoso. Se questo non è conformismo? Se questo non è regime? Sono indignato».
E si è infervorato ancor più, Confalonieri, quando qualcuno gli ha ricordato come l’Authority di controllo si fosse dichiarata contraria a una trasmissione che vedesse la partecipazione del solo Berlusconi, configurandola come una violazione della par condicio. Apriti cielo! «Ma che c’entra la par condicio. E comunque, se c’è contraddittorio, c’è par condicio», è sbottato il presidente di Mediaset ricordando che dopo l’incomprensibile e immotivato rifiuto di Prodi a prendere parte a una trasmissione del maggior gruppo televisivo privato italiano, «ci sarebbero stati infatti cinque giornalisti contro il solo Berlusconi, pronto a rispondere di tutto, su tutto. La verità, ancora una volta - ha aggiunto Confalonieri - è che Berlusconi, proprio lui, è una vittima. E noi di Mediaset siamo boicottati e imbavagliati, con tutti i giornali contro. Non possiamo più parlare. Brutta roba, proprio brutta roba».
Non lo tratteneva proprio nessuno, ieri, il tradizionalmente soft Confalonieri. Per lui, ha aggiunto, quanto è successo si configura come una vera e propria «intimidazione» operata dalla sinistra nei confronti di quei giornalisti che la redazione di Terra! aveva pensato - in mancanza di Prodi - di mettere come contraltare al presidente del Consiglio. «Se parte un tam-tam per cui su quella che anche il comitato di redazione del Tg5 ha definito un’ipotesi di lavoro, e si dice ai giornalisti di non partecipare, come ha fatto il diessino Giulietti, questo significa ghettizzare le reti Mediaset. È 27 anni che facciamo esami di pluralismo - ha ricordato Confalonieri - e che si debba essere trattati come reietti è inqualificabile. Dicono che qui c’è la peste. Anzi - ha ironizzato rivolgendosi ai giornalisti in conferenza stampa - state attenti anche voi che magari ve la prendete. Vi prendete qualche malattia a stare qui».
E che non fosse proprio giornata, per lui, è stato chiaro quando gli hanno chiesto di commentare le perplessità espresse da Enrico Mentana per come era stata gestita la vicenda. «Chi se ne frega di Mentana», ha risposto secco il numero uno di Mediaset. Lasciando al conduttore di Matrix l’ultima parola: «A molti oggi sono saltati i nervi. Come succede nelle partite di calcio, a microfoni aperti se ne sentono di tutti i colori. Poi arriva l'ora della ragione e della riflessione». Di Terra! non ne sapevo niente. E siccome mi risultava di essere il direttore editoriale di Mediaset, questo la dice lunga...».