Confalonieri: il governo ci vuole lillipuziani

Il presidente di Mediaset vede Prodi a Palazzo Chigi poi duella in tv con Gentiloni: «Provinciali e ridicole le polemiche sull’acquisto di Endemol»

da Roma

Largo del Nazareno è distante 300 metri da piazza Colonna. E ieri Fedele Confalonieri è tornato a percorrere quei 300 metri. Solo che a Palazzo Chigi non ha trovato Silvio Berlusconi, ma Romano Prodi. «Confalonieri da Prodi? Non ne so niente», dice il Cavaliere da Rieti. Da Mediaset bocche cucite sull’incontro. È verosimile, però, che gli argomenti affrontati dal presidente di Mediaset con il premier non siano troppo distanti da quelli che qualche ora prima aveva discusso in un faccia a faccia tv con Paolo Gentiloni, registrando una puntata di Tv7 con il direttore del Tg1, Gianni Riotta.
Vale a dire, riforma del sistema radiotelevisivo (la legge Gentiloni, appunto) e acquisto di Endemol. Acquisto che Confalonieri avrebbe spiegato nei dettagli al presidente del Consiglio. E che ha difeso davanti alle telecamere di Tv7. Al punto da definire «provinciali e ridicole» le reazioni che hanno indicato in Mediaset la proprietaria di fatto della Rai con l’acquisto della società olandese. Così come ritiene «un danno se Berlusconi non potesse fare più politica per la legge sul conflitto d’interessi». In modo particolare, Confalonieri ricorda che il Biscione «fa parte di una cordata entrata in Endemol insieme ad altri due partner». E assicura che l’operazione non influirà nei rapporti fra Endemol e Rai. «Sono contratti che valgono 50 milioni di euro. Ci castreremmo, sarebbe un’operazione miope». Alla luce di queste dichiarazioni, Riotta propone: «Firmiamo un accordo davanti ai telespettatori - dice rivolto a Confalonieri -. Quando sarà il momento, vengo io a scegliere il programma che farà da traino al Tg1 e me lo prendo». Pronta la risposta di Confalonieri: «Ma lei sarà ancora il direttore del Tg1?».
A proposito dell’acquisto di Endemol, Gentiloni dice di approvare «la scelta di Mediaset di differenziare il proprio business e uscire dall’ambito italiano. Decide di guardare lontano e differenziare i suoi investimenti. E fa bene anche perché sa che le condizioni di assoluto privilegio che gli ha dato la legge Gasparri non ci saranno più».
Confalonieri sembra individuare delle contraddizioni nelle parole del ministro. Da una parte apprezza l’operazione, poi dà il nome a una legge che, «se fosse in vigore non avremmo potuto acquistare Endemol. Quella legge ha un grande limite: mette un tetto al fatturato. Ci porta via tra un terzo e un quarto del fatturato. Se fosse in vigore ci avrebbe ridotto lillipuziani e mai avremmo potuto combattere la battaglia con Murdoch» per Endemol.
Poi, il presidente di Mediaset azzarda una previsione: la Gentiloni 1, «quella che riguarda noi» avrà vita più facile in Parlamento della Gentiloni 2, approvata l’altro giorno dal Consiglio dei ministri e contiene la riforma della Rai. Comunque «la legge è anticostituzionale e non passerà al vaglio dell’Ue e della Corte costituzionale. Lo schiaffo preso dall’Europa è bello e forte». Pronta la risposta del ministro: «Questo lo vedremo. Intanto in Europa abbiamo un processo contro la legge Gasparri che non permette l’ingresso di nuovi editori nel mercato».
E per difendere la sua legge, soprattutto dalle critiche mosse da Berlusconi, il ministro sostiene che «non metterà in difficoltà Mediaset nel medio periodo. Non ci saranno più i privilegi della Gasparri. Non mi sento né un killer né un bandito. Penso che un po’ di concorrenza faccia bene al mercato». Replica Confalonieri: «Ma quali privilegi! Da 30 anni combattiamo contro il gigante Rai. Ma se si porta via un terzo del fatturato, di fatto si smonta un’azienda». E quando Riotta gli chiede un commento al ddl sulla Rai: «Giusto o sbagliato il mio Paese è Mediaset». Ma entrerebbe nel Cda della rai? «Vorrebbe dire che mi hanno licenziato».
Confalonieri chiude con una battuta sul conflitto d’interessi. «Leggendo la legge mi viene in mente la Bibbia: è più facile che un cammello passi nella cruna di un ago che un ricco vada nel Regno dei cieli. Io non so se Berlusconi andrà nel regno dei cieli ma sarebbe un danno se non potesse fare più politica. Gli elettori, del resto, sono sempre stati consapevoli di cosa fa e faceva Berlusconi».