Confalonieri: «La Scala è un’azienda Si deve poter cambiare»

Sabrina Cottone

da Milano

È la prima senza Riccardo Muti. E se suona banale dirlo è perché non pensarlo è impossibile. Sono passati otto mesi ma la frattura tra la città e il suo tempio non è ancora sanata e lo dimostrano le parole di Fedele Confalonieri, il presidente di Mediaset che subito dopo l’addio del maestro si è dimesso dalla Filarmonica e poi dal consiglio d’amministrazione della Scala. Sarà alla prima come ogni anno, ma il rammarico per quel che è accaduto è forte e vivo il ricordo dei «giacobini», di quell’«assemblea di mille persone che voleva la testa di Muti». La nota più forte è l’amarezza. «La Scala è intoccabile. Chi vuole cambiare si brucia e forse noi abbiamo sbagliato a non capirlo» sospira alla vigilia del 7 dicembre, consolandosi con la voce di Juliette Greco che incanta al teatro Manzoni. L’impressione, come spiega in un’intervista al Sole-24 ore, è che il fuoco covi sotto le ceneri.
La nostalgia per Muti è anche nelle parole di Bruno Ermolli, il vicepresidente della Scala che invita a guardare avanti: «Muti è un grandissimo interprete di Mozart e di Verdi, ma non potendo avere Muti perché se ne è andato via abbiamo Daniel Harding, un grande enfant prodige. Harding non è in competizione con Muti, il confronto non esiste». In realtà Daniel Harding, cucciolo della nidiata di Abbado, come è nelle regole del gioco della lirica, sfiderà dubbi e cronometri degli orfani di Muti che non amano la velocità della sua esecuzione. I fischi sono in agguato. Ma la speranza è che vinca l’incanto di Mozart. «Ci aspettiamo un grande successo e siamo felici che la Scala si confermi un luogo di eccellenza - dice Ermolli -. A dicembre avremo due grandi eventi: Idomeneo e il concerto di Natale diretto da Barenboim».
In ballo non c’è solo la qualità artistica, ma anche la bontà dei conti. «Il nostro obiettivo è l’eccellenza artistica unita all’eccellenza gestionale», assicura il vicepresidente. Confalonieri non nasconde le sue perplessità: «Se lei va in un’azienda e dice: “Ragazzi, qui bisogna rivedere il lavoro, l’organizzazione eccetera” trova qualche resistenza, certo. Qui però si trova davanti a una casta di intoccabili». Gli auspici sono che le cose cambino: «La Scala non può essere una zona franca, deve avere gli stessi vincoli degli altri teatri o di un’azienda, anche se la sua mission non è fare utili ma prestazioni artistiche al più alto livello possibile».
Il sovrintendente, Stéphane Lissner, ce la sta mettendo tutta. Confalonieri lo vide simile a «un podestà» venuto ad acquietare guelfi e ghibellini, l’uomo che «li ha incantati e tutti questi giacobini si sono messi tranquilli». Tranquilli sì, ma ancora in lotta con le istituzioni nazionali e cittadine, tanto da rifiutare l’ambrogino, la benemerenza del Comune di Milano. Il motivo: vogliono fondi e non omaggi. Una posizione non condivisa da Lissner, che oggi si presenterà a ritirare l’ambrogino e lo metterà tra i trofei della Scala. «Mi voglio astrarre da qualsiasi questione politica» ha spiegato il sovrintendente durante un incontro con i lavoratori, ed è inevitabile considerarla se non una sconfessione almeno una non condivisione della loro battaglia di principio contro l’ambrogino. I sindacati hanno strappato al sovrintendente la promessa di parlare con Carlo Azeglio Ciampi, per chiedere sostegno contro i tagli, e il cerimoniale si prepara a consentire il fuori programma durante l’intervallo.
La rabbia evoca il febbraio scorso, quando all’indomani del licenziamento anticipato del sovrintendente, Carlo Fontana, i lavoratori insorsero chiedendo prima la testa del successore, Mauro Meli, e poi quella di Muti. Un braccio di ferro in cui a cedere alla fine fu il maestro, l’uomo che per diciannove anni aveva guidato con una bacchetta, a volte anche di ferro, l’orchestra della Scala. «Una scelta obbligata», le parole di Muti nella lettera d’addio. Impossibile dirigere un’orchestra che non accetta di essere diretta. Adesso è tregua, almeno sulla prima. E toccherà alla musica cercare di risanare le ultime ferite.