Confalonieri: «A Silvio consiglio di tenere duro»

Non credo a vendette nei confronti del gruppo

Milano«Sì, l’ho sentito prima che iniziasse il Consiglio dei ministri. Era in forma, più di qualche giorno fa quand’era un po’ abbacchiato. Si sa, quando c’è da dar battaglia...». Fedele Confalonieri nobilita con la sua presenza l’inizio del 24° Master in Marketing del gruppo Mediaset. Ma accetta ugualmente di rispondere a qualche domanda sul delicato momento politico del Paese. E dell’amico di sempre.
Che consiglio gli ha dato?
«Di tener duro, come no. L’Italia non è un Paese che può farsi dar lezioni dall’esterno».
Ma dall’esterno chiedono di rispettare delle regole...
«C’è una delegittimazione che parte dall’Italia e che rimbalza in Europa. Quello che trovo antipatico è l’attacco personale. L’accanimento. Tutti questi processi, ventisei. Certo, ci ha messo un po’ anche del suo. Ma se vai addosso a uno a testa bassa, prima o poi il naso glielo rompi. Però anche l’altro giorno, ha visto? È stato prosciolto (dalle accuse per il processo Mediatrade, ndr)».
Avrebbe un provvedimento, una legge da suggerire per uscire da questa situazione?
«Le diagnosi sono bravi a farle in tanti. È la cura che è difficile. Le pensioni? Certo. Ma c’è sempre qualcuno che dice: si faccia, ma non nel mio giardino».
Lei gli consiglia di tener duro perché le critiche sono infondate o per timore che, senza lui al governo, il gruppo potrebbe subire rappresaglie?
«E cosa possono fare? Quest’azienda è un patrimonio italiano».
Qualche legge punitiva...
«Dal ’94 a oggi non è sempre stato al governo Silvio. Dopo pochi mesi l’hanno disarcionato ed è stato all’opposizione cinque anni. Poi è tornato per tre anni. Insomma, metà e metà. No, non credo alle rappresaglie».