Confalonieri: temo rivincite su Mediaset

da Milano

Preoccupati per l’esito del voto ma anche convinti che nessun governo possa avere interesse a danneggiare un’azienda che va a gonfie vele e dà lavoro a migliaia di persone.
Il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, confida le sue preoccupazioni ma anche le sue speranze agli azionisti riuniti per la consueta assemblea a Cologno Monzese.
Auguri di buon lavoro tramite telegramma al futuro premier Romano Prodi, dunque, ma anche la richiesta di muoversi con prudenza nei confronti dell’azienda televisiva privata. Basterebbe «una legge sbagliata o qualche limite troppo stretto per danneggiare un’intera filiera industriale». Confalonieri auspica che con l'ultimo voto elettorale non cambi nulla per quanto riguarda il gruppo. «Con questi buoni risultati sarebbe infatti un peccato dare addosso a un'azienda che attira investimenti dall'estero», dice.
«La business community si fa questa domanda, come dobbiamo vivere il cambiamento del quadro politico?», dice il presidente che poi si vede costretto ad ammettere tutte le sue preoccupazioni in un’analisi di quelle che potranno essere le conseguenze del voto.
«La campagna elettorale ha esagerato tutto compresi gli attacchi a Mediaset e i proclami di ridimensionamento delle nostre attività - dice Confalonieri agli azionisti -. Se alla fine togliamo quel di più di enfasi elettorale resta comunque un fondo di negatività di una parte del centrosinistra nei confronti della nostra impresa, vista come soggetto dominante del mercato». Per Confalonieri non c’è dubbio che ci sia «voglia di rivincita, con il pretesto del mercato, del pluralismo, della concorrenza, che da Mediaset sono invece stati perfettamente rispettati». La realtà aggiunge Confalonieri è che «ad alcuni farebbe comodo una Mediaset più piccola e più debole». Secondo Confalonieri vi sarebbe qualcuno che vorrebbe «un settore della comunicazione disegnato a tavolino con un occhio di riguardo per gli editori amici che tanto si sono spesi in campagna elettorale».
E proprio prima delle elezioni aggiunge «ne abbiamo sentite di tutti i colori con diverse formule: tetto alla raccolta pubblicitaria, redistribuzione delle frequente, corsie privilegiate di newcomers nella tv analogica, spezzatino e privatizzazione della Rai».
A questo punto per Confalonieri «vale la pena sottolineare quanto poco tutti questi interventi abbiamo a che fare con le vere questioni dello sviluppo industriale del nostro Paese».
Sarebbe un peccato vanificare quanto di positivo è stato fatto nella scorsa legislatura. «Una buona riforma del sistema della comunicazione, una riforma che ha fatto cadere muri intersettoriali e consentito la nascita di nuovi operatori multimediali», spiega Confalonieri che ricorda pure come tra coloro che hanno «saputo sfruttare meglio la nuova situazione è stato il gruppo Espresso: cresce e diventa editore televisivo proprio grazie a una legge che i suoi giornali definiscono come una delle peggiori manifestazioni del conflitto di interessi e usa con indubbie capacità quella tecnologia digitale presentata ai lettori come una specie di truffa ai consumatori».
Si dice meno preoccupato il vicepresidente di Mediaset, Pier Silvio Berlusconi: «Crediamo che Mediaset debba e possa essere tranquilla con qualsiasi governo».