Confalonieri: «Vogliono scipparci le frequenze tv»

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Gian Maria De Francesco

da Roma

«Vogliono fare bottino delle nostre frequenze, presentando in modo strumentale e truffaldino la questione della titolarità delle stesse. Ci sono dei giornali che stanno avviando una campagna, istigati da chi gli sta dietro, per toglierci le frequenze».
Ieri il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, è stato costretto ad alzare la voce per difendere il gruppo televisivo. Ma questa volta non si tratta di posizione dominante nella raccolta pubblicitaria o della solita solfa del conflitto di interessi (l’azionista di riferimento è la Fininvest che fa capo al premier Berlusconi; ndr), bensì del digitale terrestre, nuovo cavallo di Troia per cercare di indebolire il gruppo media milanese a vantaggio di altri editori. Mercoledì scorso, infatti, Repubblica ha reso nota una lettera inviata dalla Commissione Ue al governo italiano a dicembre nella quale si richiedevano chiarimenti circa la presunta trasposizione delle posizioni dominanti dal mercato analogico a quello digitale terrestre.
In particolare, l’esecutivo di Bruxelles ha chiesto delucidazioni circa l’apertura di questo segmento ai titolari di licenze televisive tradizionali e circa il piano di assegnazione delle frequenze analogiche ai nuovi entranti in vista del passaggio definitivo al nuovo standard. Un modo come un altro per creare dei dubbi sulle acquisizioni effettuate da Mediaset per potenziare la sua presenza nel digitale terrestre.
«Quelle frequenze le abbiamo pagate 400 milioni di euro e il loro acquisto ci è permesso da una legge del 2001 votata dal centrosinistra. Con questa polemica si vuole falsare artatamente la realtà. Quella stessa legge prevede l’obbligo di cedere a terzi il 40% dell’aumentata capacità televisiva», ha sottolineato Confalonieri. Secondo il numero uno del gruppo di Cologno Monzese, la campagna mediatica non avrebbe fini elettorali, ma celerebbe il tentativo di rafforzare gruppi editoriali concorrenti. Come Rcs MediaGroup e l’Espresso. Il presidente di Mediaset si è domandato che «cosa c’è nella testa di giornali come Corriere della Sera e Repubblica che hanno dietro editori che vorrebbero far bottino delle nostre frequenze, se un domani si partisse daccapo come in una smazzata di carte».
Ma Confalonieri non è stato tenero neanche nei confronti del quotidiano confindustriale. «L’Europa - ha aggiunto - ha fatto una richiesta di informazioni al ministero delle Comunicazioni e all’Authority. Parliamo del giornale che dovrebbe essere più filo-industriale e, cioè il Sole 24 Ore: oggi (ieri; ndr) leggo un trafiletto intitolato C’è un giudice a Bruxelles come se le nostre frequenze fossero qualcosa di illegale e sottoposta a censura da parte dell’Europa. Questo è strumentale».
E per sgomberare il campo da possibili malintesi Confalonieri ha ricordato la necessità di tutelare il vasto azionariato di Mediaset. «Siccome siamo un’impresa che deve rendere conto ai suoi azionisti, che non sono solo il signor Berlusconi che ha un terzo, ma al 50% anche investitori stranieri, considerare i nostri investimenti come qualcosa di abusivo che dovrebbe essere espropriato è un’operazione truffaldina».
Altro aspetto singolare della vicenda è rappresentato dal fatto che Confalonieri ha scelto un convegno organizzato dai Ds su tv e minori per le sue esternazioni. A ricordare che la tutela di un’azienda è una questione bipartisan. Il presidente, infine, ha glissato sulle polemiche scatenate nel cda della Rai dagli interventi del comico Antonio Cornacchione a Che tempo che fa. «Nel periodo elettorale c’è una sorta di libertà nel dirsi tutto, e questo è anche giusto perché la democrazia è anche scontro», ha affermato. E Mediaset? «Vi sfido a guardare i nostri programmi per vedere se si sente la mano della censura».