Confcommercio: consumi giù, niente ripresa. La Uil: il fisco è feudale

L'incremento è solo dello 0,1% contro l'1,7% del 2006. Gli unici comparti a reggere sono quelli delle comunicazioni e della cura alla persona. <strong><a href="/a.pic1?ID=218963">Angeletti: &quot;Abbiamo un fisco indegno&quot;</a></strong>

Roma - Rallenta la crescita dei consumi in Italia e sfuma la ripresa ecoomica. A settembre, secondo l'indicatore congiunturale su consumi e prezzi (Icc) di Confcommercio, c'è stato un'incremento minimo, solo lo 0,1% in più, il più basso da due anni a questa parte. Che significa, in soldoni, consumi in frenata per tutti i beni e i servizi, compresa la mobilità (-0,4%). Reggono solamente il comparto delle comunicazioni (+8,7%) e quello della cura della persona (+4,2%). Non solo. Nei primi nove mesi dell’anno l’aumento delle quantità acquistate è stato di appena lo 0,7% rispetto all’1,7% dell’analogo periodo del 2006.

Cala la fiducia delle famiglie Nell’ultimo mese di rilevazione una sostanziale dinamicità della domanda si è registrata solo per i capitoli relativi alle comunicazioni ed alla cura della persona, mentre per la mobilità, che aveva sostenuto la domanda delle famiglie nei mesi precedenti, si è registrata una battuta d arresto. «La contenuta evoluzione della domanda delle famiglie rilevata - spiega Confcommercio - si inserisce in un contesto economico caratterizzato da molti elementi di incertezza come confermano il progressivo ridimensionamento del clima di fiducia delle famiglie e gli andamenti più recenti di produzione industriale ed ordinativi che segnalano nel mese di agosto una ripresa dei livelli di attività (+1,3% la variazione congiunturale) a cui si contrappone un ridimensionamento degli ordinativi (-0,8% congiunturale)».

Famiglie prudenti, insomma, strette fra caro prezzi generalizzato, problema dei mutui, buste paga tartassate da nuovi balzelli (i politici, soprattutto della maggioranza, nulla dicono su cosa fare per ridurre il peso della tasse sulla buste paga dei lavoratori dipendenti), aumenti delle tariffe che "moltiplicano" anche il peso fiscale del conto. Che si riflette sul dato di settembre dell’indicatore è sintesi di una decisa riduzione della domanda per consumi di beni (-0,8% in quantità rispetto a settembre dello scorso anno) e di una positiva crescita dei servizi (2,2%). Nel complesso del periodo gennaio-settembre 2007 le variazioni sono risultate pari allo 0,4% per i beni ed all’1,5% per i servizi segnalando come le famiglie nonostante le difficoltà derivanti da reddito disponibile, cerchino di difendere il proprio livello di benessere. Sempre a settembre, i beni ed i servizi hanno evidenziato, nel complesso, una dinamica inflazionistica contenuta (+0,7%), «sintesi di una stazionarietà dei prezzi dei servizi e di una crescita dell’1,1% dei beni. Tale evoluzione riflette in larga parte le diminuzioni registrate nel mese dei prezzi di alcuni servizi (trasporti aerei e comunicazioni) e dei farmaci».

Tendenza alla riduzione della spesa L’analisi settoriale evidenzia come la domanda di beni e servizi ricreativi continui a registrare in termini quantitativi una tendenza pesantemente riflessiva con una riduzione a settembre del 3,7% rispetto all’analogo mese dello scorso anno (-4,9% nei nove mesi). Fanno eccezione la domanda relativa ai cd ed ai supporti audiovisivi ed ai giochi, giocattoli e articoli per lo sport ed il tempo libero. Il settore dell’abbigliamento e calzature continua ad essere interessato da una fase di difficoltà della domanda in flessione sia nel mese di settembre che nel complesso dei tre trimestri del 2007 (-0,6% in quantità).