Confcommercio scarica il Professore: «Tante tasse e poco coraggio sui tagli»

Il presidente Sangalli: «Non ci stiamo, siamo delusi dalle scelte e dal metodo»

da Roma

«Il segno economico che emerge da questa finanziaria è: più tasse anziché meno spese. Il segno politico è la fine della concertazione e il ritorno clamoroso alla corsia preferenziale governo-sindacati». Carlo Sangalli, in Sardegna per la convention della Confcommercio, si stropiccia gli occhi alla lettura dei giornali: e non per il sole che inonda la costa, ma per i contenuti dei titoli e degli articoli. Aumento dei contributi previdenziali per gli autonomi, esproprio del Tfr, tre miliardi aggiuntivi dagli studi di settore, diminuzione degli sgravi per l’apprendistato. «Sento - dice al Giornale - un profondo senso di rincrescimento: mi sarei aspettato più dialogo con le imprese, e più coraggio nel tagliare la spesa pubblica».
Che risveglio, presidente.
«Non so davvero se mi colpiscono di più le decisioni, o il modo in cui i lavoratori autonomi sono stati trattati. Abbiamo sempre cercato il dialogo, e ora arriva tutto questo... gli studi di settore, i contributi pensionistici, il Tfr, persino la riduzione degli sgravi per l’apprendistato».
Non siete i soli a lamentarvi, anche in viale dell’Astronomia non si sentono tanto bene.
«Oh sì, anche gli amici della Confindustria, che pure hanno fatto molte colazioni riservate con pregevoli menù, alla fine non hanno digerito bene».
Presidente veniamo al dunque: voi non sapevate nulla delle misure che vi riguardato e che il governo ha inserito in finanziaria. Insomma, niente cene per voi, ma stangate.
«Negli ultimi giorni abbiamo sentito tante voci sull’aumento dei contributi a carico degli autonomi, poi durante un Porta a porta in tv, abbiamo appreso che l’ipotesi è nata dal memorandum d’intesa raggiunto dai sindacati e dal governo sulla riforma delle pensioni. Memorandum che, in sostanza, dice: di riforma in finanziaria non si parla, poi ci sarà un bel tavolo di lavoro. Intanto, però, nella finanziaria si inseriscono gli aumenti dei contributi per i parasubordinati e, visto che ci siamo, anche per gli autonomi. Hanno deciso di intervenire sulle gestioni previdenziali del commercio e dell’artigianato senza discuterne prima, e per tempo, con le categorie. Anzi, lo si è fatto dopo che, negli incontri precedenti, ipotesi del genere erano state escluse. Alla stesura di questo memorandum hanno partecipato non solo i leader sindacali - e in particolare il segretario della Cisl Bonanni, che si sta davvero distinguendo per una virulenta caccia all’autonomo - ma anche ministri della Repubblica».
Tant’è. Ma che cosa fate, adesso?
«Non ci stiamo. È inaccettabile che le scelte sulle nostre pensioni siano state fatte da altri, e alle nostre spalle. Sulle spalle, cioè, di chi già oggi fa i conti con una pressione fiscale e contributiva largamente superiore al 50% del reddito prodotto, rischiando di tasca propria e senza alcuna garanzia. Noi rappresentiamo il 65% del pil di questo Paese, e siamo gli unici a creare occupazione. Non ci stiamo, per metodo politico e per questioni di sostanza. È stato deciso di far pagare il conto a qualcuno; e visto che non si ha il coraggio di affrontare i sindacati, e di tagliare la spesa, il conto lo si fa pagare agli autonomi».
Ci saranno conseguenze politiche?
«Vedremo. Nei prossimi giorni riunirò l’ufficio di presidenza della Confcommercio per prendere le decisioni da sottoporre alla giunta e al consiglio. Credevo di aver visto, nell’ambito della maggioranza, una certa preoccupazione all’idea che fossero colpiti i ceti medi. Per questo proponiamo le nostre ragioni alla maggioranza e all’opposizione, perchè prevalga il buon senso. Oggi, invece, mi sembra che si sia deciso di tagliare i ponti con una parte dell’Italia: quella che chiede di poter lavorare con una pressione fiscale accettabile».