La Conferenza episcopale commenta con «stupore e sconcerto» le parole del ministro della Solidarietà sociale sul tema della tolleranza religiosa «Vescovi oscurantisti». Bufera su Ferrero

da Milano

Da buon valdo-marxista-libertario praticante, come ama essere definito, il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero ha sferrato un pesante attacco ai vescovi italiani, definiti integralisti e oscurantisti. Immediata la replica della Cei: «Una inaccettabile forzatura politica». Divergenze nello stesso centrosinistra, con Renzo Lusetti (Margherita) che prende le distanze dal ministro di Rifondazione: «Un giudizio suo e soltanto suo, che il nostro governo non condivide. Quello che lui definisce integralismo oscurantista per me non è altro che la sacrosanta difesa della fede e dei valori cristiani. Spiace che Ferrero confonda la laicità dello Stato con un fantomatico laicismo ideologico». Ma Lusetti non fa parte dell’esecutivo, e dalla compagine prodiana nessuna voce si è sentita sull’argomento, né per difendere il collega Ferrero né per dissociarsi.
Silenzio assoluto alla vigilia del conclave di Caserta: le controversie nella maggioranza sono già tante, meglio non aggiungere altri temi di divisione. Al punto che, alla fine, lo stesso Ferrero ha dovuto fare marcia indietro, prendendo atto di aver fatto una gaffe. Dopo la strigliata di Lusetti e la replica della Cei, il ministro non ha trovato di meglio che dare la colpa ai giornalisti: «La mia dichiarazione è stata la risposta a una domanda evidentemente sbagliata e quindi è stato viziato anche il tenore della mia risposta». Il buon Ferrero si è accorto che l’interrogativo era «evidentemente sbagliato» soltanto dieci ore dopo che gli era stato posto durante un forum di Repubblica tv.
Nella maggioranza, il solo Roberto Villetti (Rosa nel pugno) ha difeso l’uscita del ministro: «Restiamo del parere che in una democrazia che assicura libertà a tutti non ci sia proprio più bisogno di un Concordato che di fatto configura religioni di serie A e di serie B». Ferrero non si era spinto fino al punto di chiedere l’abolizione dei Patti tra Stato e Chiesa, che devono continuare a «regolamentare il rapporto con la più grande confessione religiosa». L’ex sindacalista Fiom se l’era presa con l’audizione (avvenuta martedì) del segretario della Cei Giuseppe Betori alla Commissione affari costituzionali della Camera, dove ieri sono stati ascoltati rappresentanti dell’Islam. Il vescovo aveva apprezzato le grandi linee della proposta di legge sulla libertà religiosa (il testo è in discussione), suggerendo però una serie di correzioni.
«Sono rimasto molto negativamente colpito del parere negativo espresso - ha detto ieri Ferrero -. Oggi in Italia le cosiddette fedi religiose diverse dalla cattolica sono regolate dalla legge sui culti ammessi del 1929, lo stesso anno del Concordato, in un regime un po’ diverso da quello democratico. Il fatto di pensare che in questo Paese non sia maturo il tempo per una legge sulla libertà religiosa, che non metta in discussione il Concordato ma riconosca le diverse fedi, è un fatto preoccupante di integralismo un po’ oscurantista. Auspico che la posizione espressa dalla Cei non venga tenuta in considerazione al momento di fare una legge di uno Stato laico». Il ministro, che ha alle spalle una convivenza di 23 anni finita, ha anche parlato di Pacs: «Il programma dell’Unione è chiaro, gli individui che formano una coppia di fatto hanno tutti i diritti. Avrei preferito un riconoscimento esplicito, ma questo è un mezzo passo avanti nella direzione giusta ed è meglio un passettino magari non abbastanza lungo piuttosto che restare fermi».
La replica della Conferenza episcopale ha espresso «stupore e sconcerto» per le «valutazioni sommarie» di Ferrero e la sua «inaccettabile forzatura politica» che denota «una non conoscenza» dell’intervento di Betori. Una nota del portavoce Claudio Giuliodori ha affermato che il segretario della Cei «mai ha alluso a una presunta “immaturità” del Paese per una legge sulla libertà religiosa. Al contrario, tutti gli interventi delle diverse parti politiche nel corso dell’audizione hanno riconosciuto la fondatezza e l’equilibrio della posizione della Cei e al tempo stesso hanno preso atto della valutazione di “sostanziale apprezzamento” della normativa. Monsignor Betori ha indicato principi ed esigenze necessari per pervenire a una elaborazione condivisa, nel rispetto del dettato costituzionale». Letture diverse da questa «sono espressione di una inaccettabile forzatura politica che travisa la realtà dei fatti e non contribuisce al dispiegarsi positivo del principio di laicità auspicato di recente anche dal presidente della Repubblica».
Proteste da tutto il centrodestra. Maurizio Ronconi (Udc) si è chiesto se Prodi condivida il giudizio di Ferrero; per Sandro Bondi, coordinatore di Forza Italia, il ministro dimostra «ignoranza della storia patria, incoscienza e irresponsabilità politica e culturale».