Conferenza strategica, città senza strategia

(...), peccato che sia la stessa città che da decenni, non da ieri, aspetta di risolvere i problemucci della mancanza di infrastrutture, di programmazione e di competizione con la concorrenza figlia del mercato globale. Una città, anche, che gode di seri problemi di sicurezza, integrazione sociale, smaltimento dei rifiuti, congestione del traffico. Una città, inoltre, che in pieno Terzo Millennio continua a interrogarsi sull’esigenza di «assecondare la propria vocazione turistica», mentre la metropolitana più corta e più costosa del mondo - 55mila euro a metro lineare! - si blocca al settimo chilometro per il ritrovamento di alcuni cocci d’anfora olearia (?) risalenti all’Età del rame. E allora che fanno i nostri ottimi amministratori? Organizzano una «Conferenza strategica». Anzi: una serie di Conferenze strategiche semestrali, ognuna dedicata ai vari settori. Dopo quella sul porto, il sindaco Marta Vincenzi ha inaugurato e concluso ieri a Palazzo Tursi quella sull’industria e la ricerca scientifica, ma è già in cantiere la «sessione» dedicata al turismo, e seguiranno altre fino a concludere con quella sui massimi sistemi. In questo senso, non si vede dove sia la «discontinuità» con il predecessore Giuseppe Pericu, che di Conferenze strategiche aveva fatto un vanto, ma almeno era stato il primo, l’antesignano. Chi non ricorda le maxi-adunate-oceaniche nella Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale, dove si riuniva il gotha delle teste d’uovo locali? Bisognava esserci, chi non c’era non contava niente, era fuori, escluso con infamia dal dibattito, senza potersi iscrivere al Club dei futurologi e, soprattutto, senza avere accesso al microfono per parlare, magari, della sistemazione urbanistica di Begato nel 2083, o del ripascimento della spiaggia di Vernazzola all’alba del Quarto Millennio. In questo senso, non è cambiato molto: le relazioni ascoltate per tutto il giorno nella Sala rossa sono state molto documentate, approfondite, puntuali. Con fior di ospiti: fra gli altri, Ugo Salerno (Rina), Edoardo Garrone (Erg), Giuseppe Zampini (Ansaldo Energia), Carlo Castellano (Esaote), Pierfrancesco Guarguaglini (Finmeccanica). Tutti ai vertici delle rispettive realtà aziendali, e tutti pronti a ribadire con coerenza la ricetta per la ripresa. Ad esempio Zampini: «Lo sviluppo sostenibile delle aziende non è affatto in contrasto con lo sviluppo sostenibile dell’ambiente. Ma non si può delegare alle imprese quello che è compito della programmazione nazionale». E Garrone: «Dobbiamo integrare, mettere a sistema, il ruolo delle amministrazioni locali e quello dell’università, per favorire la ricerca e l’innovazione. Il Politecnico a Genova è fondamentale».
Mentre Marta dissertava sui modelli Rotterdam e Barcellona, e si ascoltavano facezie del tipo: «Per certe iniziative, occorre cercarsi un partner» di vago sentore malizioso. Vi risparmiamo l’autore, come stendiamo un velo pietoso sull’uso sovrabbondante di modo indicativo, tempo futuro semplice e, talvolta, futuro anteriore, con numerose incursioni nel condizionale. Molto poco usato, chissà perché, il presente. «Trovo che ci sia poco o nulla da censurare nel merito delle proposte» commenta a caldo Lilli Lauro, Gruppo Biasotti, fra i pochissimi consiglieri comunali di entrambi gli schieramenti a restare per ore incollata alla sedia ad ascoltare i discorsi. E aggiunge: «La mia critica, se mai, riguarda proprio il fatto che si tratta di proposte, di opportunità, di auspici. Ma Genova, a mio giudizio, ha bisogno ora, non domani e nemmeno dopodomani, di fatti concreti. La Conferenza strategica, fatta così, è solo un protocollo di intenzioni, oltretutto neanche tanto originali». L’ennesima occasione perduta, dunque. Una Conferenza strategica che disegna fondamentalmente una città senza strategia. A meno che non sia proprio questo l’obiettivo voluto per mantenere le cose come stanno.