Le conferenze ambientaliste? Inquinano più di auto e industrie

Copenaghen, la città più linda e pulita d’Europa. Ma sono bastati due giorni di bla bla ambientalista per trasformarla in un immondezzaio. Alla faccia dell’eco friendly; e con tanti saluti al sogno CO2 free del nostro pianeta.
Il sindaco della capitale danese, Ritt Bjerregaard, è incazzato nero con i verdi. Proprio lui, da anni impegnato a fare del proprio Comune un simbolo anti-smog, sta assistendo all’inquinante calata dei pezzi grossi: 98 leader mondiali, 15.000 delegati, 5.000 giornalisti. Tutta gente - formalmente dal pedigree naturalista -, ma che qui è arrivata (e continua a muoversi) fregandonese della natura. Non si spiegherebbe altrimenti l’imbarazzante atterraggio di 140 jet privati e il noleggio di 1.200 limousine: mezzi di trasporto «tossici» almeno quanto la centrale nucleare di Springfield, quella dove lavora Homer Simpson.
Il povero Bjerregaard si dispera: «Abbiamo le piste ciclabili più belle del mondo, ma non ho visto neppure uno dei partecipanti alla conferenza sul clima circolare in bici...». E ti credo, qui sono tutti motorizzati. E anche i «contestatori alternativi» giunti a Copenaghen per fare buuu al super-vertice, si guardano bene dall’usare i cestini dell’immondizia. Così le vie cittadine si sono riempite di spazzatura, che neanche a Napoli ai tempi d’«oro» della munnezza. E magari si trattasse solo di spazzatura; il governo danese, per i prossimi giorni, si prepara infatti al peggio: già pronti un cannone ad acqua altamente tecnologico per sgombrare gli ultrà del «KlimaForum» (la conferenza «indipendente» alternativa a quella «ufficiale») e una maxi-prigione con ben 360 celle dotate di ogni comfort.
A cogliere la contraddizione degli pseudo-ambientalisti che «predicano bene e razzolano male», sono anche alcuni siti scientifici, dove - come nel caso di jekyll.sissa - si evidenzia una realtà paradossale: «... se pensiamo a quanti aerei e auto blu che si spostano freneticamente ogni giorno non possiamo che riflettere su quanto sarebbe bello se la politica, almeno quella impegnata nelle tematiche ambientali, diventasse più verde, promuovendo per esempio il car-pooling o il flight-sharing (che - tradotto dall’ambientalese -, significherebbe prendere la macchina o l’aereo in «comitiva», evitando lo spreco di eventuali posti liberi, ndr). Insomma, esattamente il contrario di quanto sta avvenendo a Copenaghen. Ma anche in passato le cose sono andate nella stessa maniera: dalla conferenza del G8 in Germania passando per quella di Washington, fino a Bali. Negli Stati Uniti le conferenze del Partito democratico e quella del World Climate Research Programme si sono recentemente dotate di una «certificazione ambientale», ma i bene informati sanno che si tratta di un semplice pezzo di carta. A Roma, recentemente, si è svolta la Conferenza nazionale sui cambiamenti climatici 2007 e anche questo evento era - per ragioni di immagine - definito carbon free e a «impatto zero». Balle. Le stesse che ci vorrebbero far credere che a Copenaghen il popolo del vertice Onu non sarebbe alloggiato in lussuosi hotel a cinque stelle, bensì in modeste case messe a disposizione da una fantomatica «rete di famiglie» in grado di «offrire ospitalità gratis a chi partecipa alla conferenza».
«A noi può sembrare una cosa rara trovare simili famiglie - ha dichiarato all’Ansa, Gabriele Salari, free lance italiano, da sempre nella comunicazione con le associazioni ambientaliste come Greenpeace -. Ma qui in Danimarca è quasi normale. Basti pensare che il 30% dei cittadini di Copenaghen si sposta in bicicletta pur possedendo l’auto». I burocrati del summit climatico prendano esempio da loro.
Poi - con calma - penseranno pure alla sopravvivenza della Terra.