La conferma: morto per asfissia era stordito da alcol e farmaci Il corpo non ha segni di violenza

RomaOmicidio, suicidio, incidente: la Procura di Roma non esclude nessuna ipotesi nelle indagini sulla scomparsa di Wendell Mendes Paes, il transessuale brasiliano 32enne che si prostituiva con il nome di Brenda e che è morto all’alba di due giorni fa nella sua casa di via Due Ponti.
Ieri al policlinico «Gemelli» il professor Vincenzo Pascali ha effettuato l’autopsia, su incarico dei pm Giancarlo Capaldo e Rodolfo Sabelli. Il primo dato dell’esame sul cadavere è che la morte sarebbe avvenuta per asfissia da ossido di carbonio. A uccidere Brenda sarebbe stato il fumo prodotto dall’incendio della valigia poggiata dietro la porta d’ingresso. Bisogna invece aspettare ancora per i risultati degli esami istologici e tossicologici. Di certo, nella stanza, oltre alle bottiglie di superalcolici, sono state trovate confezioni di benzodiazepine, alcune delle quali aperte e forse assunte dal trans prima di addormentarsi.
Anche se il fascicolo è stato aperto per omicidio volontario, al momento non ci sono elementi certi che facciano propendere gli inquirenti per questa ipotesi in particolare. Niente candele, niente mozziconi di sigarette, niente tracce di liquidi infiammabili sul pavimento annerito. Nessun «innesco», insomma. Niente segni di effrazione: se qualcuno era in casa oltre al trans, è entrato e uscito dalla porta, trovata chiusa a chiave. E nemmeno il corpo senza vita di Brenda porta su di sé i segni di una colluttazione. Non ci sono percosse né ecchimosi, solo i segni di «una persona vissuta», spiegano gli investigatori, ma nulla che faccia pensare a una lotta, a una difesa disperata da un misterioso aggressore. C’è quel pc nel lavandino, un giallo nel giallo che da solo, però, dice poco e non spiega nulla.
Così ricostruire le circostanze della morte del trans diventa un lavoro certosino, affidato alla raccolta delle testimonianze degli uomini della squadra mobile di Roma e ai rilievi della scientifica, a caccia di tracce e di impronte, in una casa che era molto frequentata da estranei. Ieri gli agenti sono tornati al primo piano della palazzina di via Due Ponti per un nuovo sopralluogo. La forbice temporale è ristretta. Brenda è stato visto da alcuni testimoni rientrare in casa tra le due e le due e trenta della notte tra giovedì e venerdì: meno di due ore dopo la sua casa era in fiamme, e qualcuno aveva già chiamato i soccorsi. Ma su quanto è successo lì, tutto è ancora da chiarire. Le confezioni di Minias, un ansiolitico, e le bottiglie di whisky potrebbero aver stordito Brenda a tal punto da rendere impossibile una sua reazione quando qualcuno o qualcosa ha innescato l’incendio. Ma anche se è certo che Brenda assumesse sonniferi e ansiolitici, bisogna aspettare gli esami tossicologici (pronti per la prossima settimana) per capire cosa aveva in corpo quella notte. Gli inquirenti escludono che le dichiarazioni del trans lo avessero reso un «bersaglio» per qualcuno. E sulla «paura» che Brenda aveva manifestato agli amici della sua zona, in Procura si sottolinea come non fosse bastata a impedirle di tornare a prostituirsi per strada.
Il mistero sulla sua morte è ancora fitto, resta l’angoscia degli altri trans di via Due Ponti. Alcuni ieri hanno portato fiori sul pianerottolo di Brenda. Molti, all’incontro con la stampa organizzato da Gayproject, spiegano di aver paura. Come Barbara, che di Brenda era amico: «Non voglio morire come lei, non voglio fare la sua fine. Ora chiediamo protezione, siamo trattati da mostri e non lavoriamo più». La madre di Brenda sta per arrivare in Italia. Ha nominato, come parte offesa, Walter Biscotti e Nicodemo Gentile. Gli stessi avvocati che difendono Rudy Guede, condannato a Perugia per la morte della studentessa inglese Meredith Kercher.