La conferma Usa: Italia non protetta da scudo spaziale

L’Italia non è protetta dallo scudo antimissile che gli Stati Uniti vogliono attivare in Europa entro il 2011. Dopo settimane di discussioni e imbarazzi politici la parola definitiva arriva da funzionari dell’agenzia del Pentagono per la difesa antimissile (Mda). «I missili intercettori che saranno schierati in Polonia sono progettati per l’impiego contro missili balistici con gittata di oltre 5.000 km. La distanza dai probabili siti di lancio iraniani del territorio nazionale di Paesi come Italia, Grecia, Turchia e Spagna potrebbe in alcune circostanze risultare insufficiente per consentire l’intercettazione di missili balistici a gittata media e intermedia». Gli specialisti del Pentagono precisano che potrebbero esserci soluzioni tecniche per intervenire anche contro questi ordigni. Ma non è detto che tali modifiche saranno mai finanziate, né vi è certezza sulla loro reale efficacia. Certo che se i radar per la direzione del tiro di questi missili o magari gli stessi intercettori fossero piazzati nel nostro Paese la situazione cambierebbe radicalmente.
La questione è essenzialmente tecnica: per colpire l’Europa meridionale, l’Iran o altri Paesi della regione possono affidarsi a missili con gittata media o intermedia (Irbm e Mrbm) che hanno traiettorie più basse e velocità inferiori rispetto ai missili intercontinentali (Icbm). Lo scudo antimissile americano è dedicato a contrastare gli Icbm. Tuttavia un opportuno posizionamento di radar e intercettori consentirebbe di proteggere anche i paesi dell’Europa meridionale. Avendo invece scelto di collocare i radar per la direzione di tiro nella Repubblica Ceca e i 10 silos per i missili in Polonia la «coperta» antimissile è corta.
Non solo, la realizzazione di questo sistema richiederà investimenti di 2,5 miliardi di dollari per gli intercettori e altri 500 per il radar. I Paesi che li ospitano otterranno commesse per un valore di 7-900 milioni di dollari nel caso della Polonia e di 150-200 milioni di dollari per la Repubblica Ceca. Oltre all’assicurazione antimissile c’è quindi anche un ritorno economico.
Esistono altri sistemi americani che consentirebbero di costruire una difesa antimissile per l’Italia: ad esempio i sistemi terrestri Thaad e quelli navali Aegis/Sm-3. Ma bisognerebbe negoziare specifici accordi per ottenere il loro schieramento in caso di crisi. Addirittura si potrebbe anche associarsi direttamente al programma Sm-3, come hanno fatto o stanno per fare Germania, Spagna, Olanda, Corea del Sud, Australia, Giappone. L’Italia invece sta a guardare. E la cosa non stupisce, vista l’avversione per tutto ciò che riguarda i programmi di difesa dimostrata dal nostro governo.