La conferma dal viceministro Grilli. Stangate le aziende: +240% rispetto l’anno scorso

RomaNessun rinvio per la prima rata dell’Imu. Lo confermano fonti di governo, facendo seguito alle parole del viceministro dell’Economia Vittorio Grilli che, al convengo della Confindustria di Santa Margherita, ha detto: «Sull’Imu abbiamo fatto tutto quel che dovevamo fare». Il pressing di alcuni partiti e dei professionisti che si trovano a lottare con un modello di pagamento non semplicissimo (ad esempio, per le seconde case è il contribuente che deve calcolare la fetta dell’imposta che va allo Stato e la fetta che va al Comune) non ha avuto esito. A meno di sorprese nei prossimi giorni, la scadenza resta fissata al 18 giugno. E saranno dolori, per cittadini e imprese. In piena recessione, le aziende si vedranno costrette a versare fino al 240% in più rispetto all’Ici dell’anno scorso.
Un negozio di 80 metri quadri nel centro di Milano, che l’anno scorso aveva pagato un’Ici di 722 euro, dovrà versarne 2.746. Un ufficio di 250 metri quadrati, sempre nel centro del capoluogo lombardo, passerà da 2.237 a 7.588 euro. Un capannone della periferia milanese, superficie di 2mila metri quadri, pagherà 29.328 euro contro i precedenti 11.528. Aumenti lievemente inferiori per gli stessi immobili a Torino, a Bologna, a Firenze. Comunque, le simulazioni del Sole24Ore lasciano ben poche illusioni: la stangata ci sarà, e sarà molto pesante. Per fortuna, la prima rata si paga ad aliquota standard. In dicembre, con il secondo versamento, però saranno dolori. Sarà la ciliegina sulla torta dell’annus horribilis 2012, l’anno della grande recessione.
I cittadini non stanno molto meglio delle imprese. Secondo la Cgia di Mestre, i 21,4 miliardi attesi dal fisco dall’imposta municipale graveranno per il 62% sulle famiglie e per il 38% sulle imprese. La Uil calcola che, fra tasse locali e imposte comunali(Imu, addizionali Irpef, Tarsu, eccetera) ogni famiglia italiana dovrà sborsare 1.400 euro. Una cifra che sale a 3.000 euro per gli abitanti di Roma, ed a 2.500 per quelli di Milano e Bologna. Evidentemente, il prelievo non è più basato sul reddito ma sul luogo di residenza. «Le amministrazioni locali sono state efficienti e veloci nel cogliere al volo la possibilità di rimpinguare le casse comunali aumentando le tasse», osserva la Uil. C’è anche da aggiungere che, pur formalmente municipale, l’Imu finisce in buona parte nelle casse dello Stato.
La disparità di trattamento fra città e città, ma anche fra quartiere e quartiere, deriva dalla differenza dei valori catastali, alcuni aggiornati, altri no. Lo stesso negozio centrale da 80 metri quadrati versa 2.476 euro se si trova a Milano, 2.228 euro se sta a Torino, 2.853 euro se si trova a Bologna e ben 4.527 euro se sta a Roma. A Cagliari paga il doppio che a Palermo, a Perugia meno che a Napoli. Insomma, l’equità è andata a farsi benedire. Quanto alla proroga che potrebbe servire almeno per far bene i calcoli dell’imposta, il governo non è disponibile. Il viceministro dell’Economia Vittorio Grilli dice: «Sull’Imu abbiamo fatto quel che dovevamo fare. Come la possibilità di pagare in tre rate. Un conto sono gli interventi nelle zone terremotate, ma altre cose in questo momento...».
Se per l’Imu la scadenza resta dunque quella del 18 giugno, viene invece confermata la proroga dei versamenti di Unico 2012. Giovedì scorso il presidente del Consiglio Mario Monti ha firmato il decreto che concede una ventina di giorni in più, fino al 9 luglio, per i versamenti, senza alcuna maggiorazione. A beneficiarne le persone fisiche e i contribuenti soggetti agli studi di settore. Chi ha bisogno di altro tempo, potrà versare il dovuto fra il 10 e il 20 di agosto, con una maggiorazione dello 0,40% a titolo d’interesse.