«Confermate la condanna a Marmigi»

È la richiesta del pg nel processo d’appello per la morte della Bianchi

La conferma della condanna a sei anni e quattro mesi di carcere per Luca Marmigi, l’ex collaboratore della Rai accusato di aver ucciso Paola Bianchi, la collaboratrice del programma tv Linea Verde, 28 anni, trovata morta il 23 dicembre 2003 sul colle del Gianicolo. È questa la richiesta del pg Giovanna Marcazzan al processo d’appello davanti ai giudici della III sezione presieduti da Afro Maisto che si pronunceranno il 4 febbraio prossimo. «È certo che Paola Bianchi morì mentre si trovava nell’auto del fidanzato, Luca Marmigi, ed è certo che il cadavere venne spostato e sistemato in una zona buia e appartata del Gianicolo perché non venisse ritrovato - ha detto il pg nel corso della sua requisitoria - Luca Marmigi non ha mai raccontato veramente come si sono svolti i fatti, ha sempre mentito e non ha neppure mostrato pietà verso i familiari della vittima».
Ricostruendo l’accaduto e riallacciandosi all’esito delle indagini, il procuratore generale ha ribadito che a dimostrare che la morte della ragazza avvenne dentro l’auto c’è un particolare ben preciso: un alone di sangue trovato sul sedile posteriore dell’auto. Sangue che la Bianchi avrebbe perduto dalla bocca e da un orecchio dopo essersi sentita male e prima di essere abbandonata da Marmigi dietro il cespuglio dove fu ritrovata all’alba del 23 dicembre 2003. Riferendosi al comportamento processuale dell’imputato, il procuratore generale ha sostenuto che Marmigi dopo aver abbandonato la ragazza si allontanò dal Gianicolo, che ebbe tutto il tempo per cercare di cancellare la macchia di sangue, che nulla fece per aiutarla quando sarebbe stato sufficiente chiedere soccorso al 118. Paola Bianchi morì quindi per asfissia provocata da una crisi cardiocircolatoria acuta. Nel processo, dove la famiglia di Paola Bianchi si è costituita parte civile con l’assistenza degli avvocati Vittorio Virga e Rosanna Lania, Marmigi è difeso dall’avvocato Francesco Misiani.