Confesercenti, fischi a Prodi: a casa

Sonora contestazione al premier. Il Professore esce dalla sala senza voler commentare la relazione di Venturi che in alcuni passaggi è dura nei confronti del governo. Bonaiuti: &quot;Popolarità del governo ai minimi storici&quot;.<strong><a href="/a.pic1?ID=186960"> Il Cavaliere: &quot;A Prodi regalerei una pianta da curare. Prestò avrà molto tempo libero&quot;</a></strong>

Roma - Una salva di fischi ha accompagnato il presidente del Consiglio, Romano Prodi, alla sua uscita dalla sala dell’ Auditorium della musica, dove oggi ha partecipato all’assemblea annuale di Confesercenti. Arrivato puntuale poco dopo le 10 per ascoltare la relazione del presidente Marco Venturi, il premier, al termine dell’intervento, ha lasciato la sala. In quel momento dalla sala sono arrivati dei fischi e grida e alcuni commercianti hanno alzato numerosi cartelli (su uno di essi c’era scritto "Prodi e Bersani nemici dei benzinai" mentre dalla sala qualcuno ha urlato "buffone, buffone, vai a casa"). Il Professore ha imboccato l’uscita senza voler commentare la relazione di Venturi che in alcuni passaggi è stata dura nei confronti del governo. Prima di salire a bordo dell’auto blu un cronista insiste chiedendogli di rispondere alle domande ma lui si gira e replica con un no comment. Il presidente di Confesercenti, Marco Venturi, ha preso le distanze sottolineando: "no alle claque organizzate. Noi siamo un’organizzazione ospitale".

Bonaiuti: "Popolarità del governo ai minimi storici" "Oggi diventa una buona notizia che non sia fischiato Prodi, perchè che sia fischiato ormai è ripetitivo. È stato fischiato anche oggi alla Confesercenti, Ormai dovunque va, pover’uomo, subisce fischi urla e improperi". Così Paolo Bonaiuti, portavoce di Berlusconi, commenta la situazione politica e i fischi al premier nel corso del programma Sky Tg 24 Pomeriggio, condotto da Maria Latella. "Quei fischi - prosegue Bonaiuti - sono lo sfogo della gente contro un governo che in un anno è riuscito a capitolare ai più bassi livelli di popolarità. Una cosa così non si è mai vista".

"Governo a casa" Dall’opposizione si leva un coro unanime di critiche verso il premier. A scatenare il fuoco di fila sono i fischi che questa mattina Prodi ha ricevuto da alcuni partecipanti all’assemblea di Confesercenti. Per Antonio Leone (Fi) "ormai è diventata una certezza. Appena Romano Prodi mette il naso fuori da palazzo Chigi partono le contestazioni. Sopratutto quando va ad incontrare il mondo del lavoro e delle professioni. Quelle che all’inizio potevano sembrare solo manifestazioni di parte si sono trasformate, con il passare dei mesi, in uno tsunami: una aperta e generale contestazioni del paese nei confronti del centrosinistra".

Anche Antonio Martusciello (Fi) afferma: "Dopo l’ennesima bordata di fischi è doveroso riconoscere le qualita indiscutibilì del governo di centrosinistra: perseveranza nel produrre errori su errori, con una devastante attitudine al porre freni allo sviluppo economico italiano ed una capacità senza eguali nell’aggregare tutte le parti sociali in una critica senza appelli al fallimentare operato dell’attuale Esecutivo. C’è la necessità che lui ed il suo Esecutivo vadano a casa in tempi brevi, al fine di consentire al Paese di tornare a sperare nel futuro ed in una concreta ripresa economica". Infine, l’esponente di An, Maurizio Gasparri, si domanda: "Ed ora cosa dirà Prodi, visto che ha raccolto fischi anche alla Confesercenti che era un tempo un’organizzazione più vicina al centrosinistra che non al centrodestra? Ha fallito completamente e viene contestato da pensionati, commercianti, lavoratori dipendenti, professionisti, studenti, anziani, giovani. Questi fischi sono la pietra tombale sul governo. Comprendiamo l’imbarazzo degli organizzatori che devono cercare giustificazioni, ma questa è la realtà. Prodi - conclude Gasparri - deve andare a casa perchè qualsiasi luogo è per lui occasione di bocciatura e di dissenso. C’è un verdetto democratico emesso dal paese che neanche al Quirinale potranno ignorare. Prodi a casa è la vera emergenza democratica".