Confessa il maniaco dell’ascensore

«Sono colpevole, ammetto i fatti, però non ricordo i particolari». Con queste poche parole, pronunciate dinanzi al giudice Adriana Petri, «il maniaco dell’ascensore», Edgar Bianchi, 29 anni, ha confessato d’essere l’autore delle 26 aggressioni a danno di ragazze e bambine commesse nel giro di due anni, contestategli dal pm Giovanni Arena (per alcuni casi l’accusa è solo di violenza privata e non sessuale, in quanto Bianchi, dopo la reazione della vittima l’aveva chiusa nell’ascensore ed era scappato). Una frase con cui ha anche voluto manifestare il pentimento per quanto compiuto e chiedere perdono alle vittime, alcune delle quali giovanissime (11, 12, 14 anni). A questo punto il difensore Gianstefano Torrigino ha confermato la richiesta, già espressa nei mesi scorsi, di celebrare il processo con rito abbreviato, che consente la riduzione di un terzo della pena. Il gup ha accolto l’istanza, fissando la prima udienza per il 19 settembre (solo 3 ragazze si sono costituite parte civile).
Bianchi quasi sicuramente non potrà contare sull’attenuante del vizio di mente, perchè è stato giudicato dal professore Franco Freilone di Torino, consulente del gip Faraggi, capace di intendere e di volere. Potrebbe ottenere le generiche? Non è facile oggi quantificare una condanna, che dovrà essere valutata dal giudice Petri, soprattutto per quanto riguarda la continuazione dei reati. L’istruttoria ha evidenziato che su 26 ragazze dai 12 ai 16 , ai 18 anni, ben 22 hanno riconosciuto il loro aggressore nel barista Edgar Bianchi. Inoltre, vi sono anche le testimonianze di persone che lo hanno visto dentro o vicino all’ascensore, tra cui il padre di una ragazza. Infine, vi sono tre prove inconfutabili. Dall’esame del sangue, del liquido seminale e di peli, trovati sul luoghi delle violenze, è emerso che v’è corrispondenza con il Dna eseguito su una tazzina e una cicca prelevate dalla polizia nel bar dove lavorava Bianchi.