La confessione del manager: "Così portai i soldi nella sede del partito"

L'accusa dell'imprenditore Tommaso Di Lernia, della Print Sistem: "Fu Pugliesi a sollecitarmi quell'offerta di denaro". Il racconto è confermato dalla segretaria dell'imprenditore e da un altro testimone

Il «Sistema di illegalità» dell’Enav per creare fondi neri passa «per l’ufficio di Casini». Così almeno sostengono più testimoni della presunta tangente da 200mila euro finita, il 2 febbraio 2010, nelle mani del deputato Naro, il Citaristi dell’Udc. Le carte giudiziarie sono impietose.

IL LEADER UDC E ANDREOTTI
Per il gip a pagare è l’imprenditore della Print Sistem, Tommaso Di Lernia, su input del casiniano Pugliesi, ad di Enav, «che gli aveva sollecitato una offerta di denaro presso l’ufficio dell’onorevole Casini». Di Lernia confessa ed è ritenuto attendibile perché i riscontri testimoniali e tecnici sono numerosi e convergenti. «Se è vero che i rapporti tra Naro e Pugliesi sono di per sé privi di valenza indiziaria», tuttavia essendo Pugliesi sponsorizzato dall’Udc e le nomine decise in ambito politico, alla luce di quanto emerso nell’inchiesta «perdono siffatta neutralità» anche perché possono essere letti come una forma di ringraziamento di Pugliesi, «a chi, a ragione del ruolo politico/parlamentare ricoperto, doveva il permanere del suo potere in Enav». Il potente Pugliesi «che vuole dirigere l’Enav come una ditta individuale» è descritto come un uomo dai rapporti trasversali: «Il suo grado di potere è riscontrato dal numero degli appuntamenti riportato sulla sua agenda, nonché dallo spessore dei politici di riferimento», da Tremonti ad Andreotti nel cui studio Cola effettua incontri, «oltre che da annotate frequentazioni con i deputati Brancher e Naro».

«BONIFICHE» PER LE CIMICI
Di Lernia spiega che era stato Pugliesi a sollecitargli «nell’ultimo periodo» un’offerta di denaro «presso l’ufficio di Casini», e che a tale richiesta aveva aderito prelevando 200mila euro dal conto «Ciclamino» accesso presso un istituto di San Marino dove si era recato con la segretaria Marta Fincato (che confermerà, ndr). «La consegna era avvenuta negli uffici dell’Udc in piazza di Spagna» dove, osserva il gip, «era potuto accedere solo dopo che il Pugliesi, già lì presente, era sceso e lo aveva con sé sopra condotto». A ricevere il denaro era stata «una persona» che gli veniva presentata come tesoriere dell’Udc, «forse un parlamentare» presentatogli come uno che lavorava con Selex. La conferma che fosse proprio Naro, «la persona alla quale aveva consegnato il denaro e che non lo fece accedere nel suo studio personale in quanto vi era in corso una “bonifica”...» arriva quando Di Lernia lo riconosce in una foto mostrata dal Ros. I primi riscontri alle mazzetta arrivano dai ricordi verbalizzati di Lorenzo Cola anche se con una piccola divergenza sulla cifra: «Ho saputo da Di Lernia dei 250mila euro da lui erogati all’Udc alla presenza di Pugliesi». È la segretaria di Di Lernia a far notare una sospetta coincidenza temporale (riscontrata dalle celle telefoniche) «tra un viaggio fatto a San Marino e un appuntamento» del suo capo «a piazza di Spagna» al quale andò con una valigetta «solitamente utilizzata per il trasporto di documenti o di denaro». L’appuntamento era quello del 2 febbraio, e Di Lernia, grazie a Pugliesi, entrò «clandestinamente» negli uffici Udc «senza registrare il passaggio nella portineria». A verbale Naro ha negato le dazioni, non le visite.

MATTEOLI PIÙ «ALTRI PARTITI»
Il supertestimone Claudio Salvati allarga il tiro: grazie a Pugliesi, società minori come Optomatica che non avrebbero mai potuto concorrere con i colossi del settore, ottennero senza gara commesse dall’Enav. «Nella vicenda Optomatica - scrive il gip - vi era l’interesse del ministro Matteoli in quanto tale società (Optomatica) avrebbe finanziato una fondazione che a quello (Matteoli, ndr) faceva capo». Un aspetto ancora da approfondire, come quello «degli altri riferimenti emersi sui rapporti tra società collegate all’Enav ed elargizioni a partiti attraverso rapporti personali dei quali il Pugliesi si rendeva promotore». Quanto invece a Cola avrebbe proposto al presidente di Finmeccanica, Pierfrancesco Guarguaglini, «di chiedere un’anticipazione sul rinnovo delle cariche al settembre 2010 utilizzando il più stretto rapporto che si era realizzato con il ministro Giulio Tremonti per sfruttare il successo di alcune operazioni che si erano concluse nel corso del loro mandato».

IL PIZZINO E I ROLEX
Il fatto che il direttore dell’aerea vendite, Fiore, costituisse «lo snodo operativo del sistema Enav in Selex» per «illecite contribuzioni di denaro a singoli e partiti grazie al meccanismo della sovrafatturazione» è confermato dal ritrovamento di un prospetto con 11 offerte Enav 2009/2010 «e già formulate ipotesi di assegnazioni esterne ai tre unici fornitori indicati». Sempre Fiore avrebbe suggerito a Di Lernia di affrontare il problema del calo delle commesse a Selex «avvicinando» i vertici con regali costosi «come orologi Rolex».

I VERBALI COI POLITICI
Parlando del sistema di illegalità, il gip sottolinea come la nomina dei componenti del Cda di Enav fosse guidata da criteri di lottizzazione politica tanto da poter indicare per ciascuno di essi il partito che lo aveva sostenuto». Come accadde con la nomina di Testa, fatto fuori da Enav e spedito a Technosky. A verbale, il 31 dicembre 2010, farà un primo elenco di referenti politici nell’ente: «Venni nominato dal ministero del Tesoro in una quota politica riferibile alla destra sociale» di Gianni Alemmano. «Per quanto mi risulta gli altri appartenevano ad aree politiche diverse: «Griselli a Forza Italia, Gabellini ai comunisti italiani, Vallone al Pd, Pugliesi all’Udc mentre di Nieddu non conosco le appartenenze politiche». Allegato all’ordinanza c’è il verbale di Marco Iannili, arrestato per false fatturazioni. Anche lui spiega come Finmeccanica condizionasse la nomina del Cda Enav «attraverso il Borgogni e i contatti politici di cui disponeva». Il caso più eclatante «è la nomina di Martini alla presidenza, è uomo molto vicino a Borgogni e Matteoli (...). Gabellini, chiamato il comunista, era espressione di un’area di sinistra, Piatti della Lega, Testa e Martini di An, Pugliesi Udc, Vallone mi pare riferibile al centrosinistra, Floresta del Pdl (...) che mi chiese addirittura di vendergli una casa in Egitto».

IL FINTO LAVORO IN QATAR
Tra le fatture per lavori inesistenti con le quali si sarebbero messe da parte provviste per «fondi neri» l’ordinanza ne cita alcune emesse dalla Print Sistem a Selex per la forniture di radar nel nuovo aeroporto del Qatar. Le indagini avrebbero dimostrato che nessuna prestazione, ben pagata, sarebbe stata eseguita.