Confessioni di un attore a sipario alzato

«Un testo che dovrebbe essere incluso nel taccuino segreto di viaggio di chiunque ami la poesia e il teatro». Così Giorgio Barberio Corsetti, ben noto regista romano da sempre molto sensibile al nuovo e alla commistione dei linguaggi, definisce Epistola ai giovani attori di Olivier Py con cui questa sera si chiude, al Piccolo Eliseo, la rassegna di drammaturgia francese «Face à Face». Due parole sull’autore: figura quanto mai eclettica nel panorama della scena europea, il quarantaquattrenne Py ha scritto una ventina di opere (alcune delle quali pubblicate pure in Italia da Editoria & Spettacolo e dalle Edizioni Kaplan), di cui cura spesso anche le regie; e dal 2007 è direttore del prestigioso Théâtre de l’Odéon di Parigi. Insomma, uno che di teatro ci capisce non poco e che nel teatro vive, respirandone a pieni polmoni tanto il fascino lirico e misterioso quanto le problematiche più nevralgiche. Non per niente questo lavoro, tradotto da Carlotta Clerici e affidato a una coppia di ottimi interpreti quali Filippo Dini e Mauro Pescio, è proprio una riflessione sulla scena, sulla poesia, sul mestiere dell’attore, sul sacro e il profano della rappresentazione. Abbracciando un registro nel complesso comico e grottesco (ma forse sarebbe meglio dire agrodolce), l’epistola del titolo è, infatti, quella di un attore tragico che tenta di confessarsi in pubblico mentre figure ritagliate dal mondo reale lo disturbano di continuo, contestandone la vocazione e soprattutto la «necessità». E invece è proprio l’innegabile «necessità» del teatro ciò che Py vuole difendere qui: necessità per chi lo fa e necessità per chi lo fruisce, a dispetto della sguaiata atmosfera culturale dei tempi odierni. «La parola - spiega Barberio Corsetti - è al centro della riflessione che percorre il testo. La parola è intesa nel suo senso più misterioso e profondo. La parola proferita sul palcoscenico è condivisione con gli altri; è ascolto degli altri». Fino al 3 maggio. Info: 06.4882114.