Le confessioni di Donna Letizia: «I miei balli con Delon e la Bardot»

MilanoC’era una volta una ragazza che a Saint-Tropez, vestita da hippy, tirava l’alba ingaggiando estenuanti gare di resistenza nei balli con Alain Delon, Brigitte Bardot e il playboy Gigi Rizzi. La stessa che a otto anni, un giovedì sera, indossò il cappotto sopra il pigiama, si calcò un berretto in testa, afferrò l’ombrello e fuggì di casa perché i genitori non le permettevano di vedere Lascia o raddoppia. Le dareste il vostro voto? In molti l’hanno già fatto, perché oggi è diventata grande e di lavoro fa il sindaco di Milano. Anche se il suo sogno era diventare étoile della Scala e danzare nello Schiaccianoci e nel Lago dei cigni.
Un mandato in scadenza e una ricandidatura già benedetta dal premier Silvio Berlusconi, Letizia Moratti ha deciso di raccontare il suo vissuto e il suo privato. Una confessione laica raccolta dal giornalista Stefano Lorenzetto e pubblicata nell’ultimo numero di Panorama ora in edicola per anticipare l’uscita di Io, Letizia, Mind edizioni, biografia autorizzata scritta sotto forma di intervista con Roberto Poletti. Dove si legge della bella favola di una ragazza che a soli 18 anni conosce l’amore della sua vita, «un industriale - racconta lei - già affermato, figlio di Angelo Moratti, il leggendario presidente dell’Inter». Con alle spalle due figli e un matrimonio con la giornalista Lina Sotis annullato dalla Sacra Rota. «In precedenza - la incalza Lorenzetto - lei aveva avuto 15 fidanzati. Tenuto conto che il primo bacio lo diede a 14 anni al fratello di una sua compagna di classe, fa una media di un fidanzato ogni tre mesi». La risposta di Donna Letizia al confessore? «C’è qualcosa di male?». Alla faccia di Vittorio Sgarbi che lei fortissimamente volle nella sua giunta come assessore alla Cultura e che, come un amante deluso alla fine dell’avventura, dedicò un velenosissimo pamphlet a Suor Letizia. Rigida e bacchettona? Nel 1968 alla Statale di Milano «si parlava tanto di sesso e hashish. Il sesso di gruppo e le canne secondo me non portavano a niente di costruttivo. Per questo non li ho mai sperimentati».
«Io andavo di nascosto al Piper e al Bang Bang», rivela lei. Ammettendo anche che l’incontro decisivo con Gianmarco avvenne al Nepentha, mitico night della notte milanese. «Fu molto chiaro. “Debbo avvertirti perché mi sembri una ragazza diversa dalle altre: non intendo sposarti”». Non andò così. E lei non rinunciò certo alla sua passione per il ballo. «Balli staccati. Insomma musica da discoteca». Come quello travolgente con un ambasciatore africano dalla stazza imponente nella gioia della serata parigina che assegnò l’Expo a Milano. Ma il suo cuore giri di valzer non ne fece più. «Da quando conosco mio marito, c’è sempre stato solo mio marito». I figli Gilda e Gabriele e l’impegno con i ragazzi di san Patrignano dove trascorre i fine settimana liberi, Pasqua e Natale. «Il verbo aiutare è sbagliato. Abbiamo condiviso l’avventura di un uomo straordinario, Vincenzo Muccioli».
Altro? Se l’invitate a cena evitate l’aglio perché lei lo detesta. Ama, invece, come avrete letto ieri in questa stessa pagina, il cibo giapponese. Chirashi di salmone con ciotola di riso o gamberetti jalopegno in tempura. E da giovane nel salotto della nonna Mimmina frequentato da Benedetto Croce, prima in via Sant’Andrea e poi in piazza San Babila, conversava con Riccardo Bacchelli, Eugenio Montale, Guido Piovene e Indro Montanelli.
Perché esporsi così? «Ero stufa di sentirmi dire che sono fredda, distante e riservata». Il motto di famiglia? «Fortiter et generose». Con forza e generosità.