Le confessioni di Trefoloni sepolte nell’ufficio di Borrelli

Franco Ordine

Il rigore «inventato» da Herberg (messinese, allievo prediletto di Lanese, dicono) in Parma-Atalanta? Una chicca. La denuncia di Seedorf per il comportamento sgarbato di Farina nell’intervallo del derby? Musica per le orecchie di Gigi Agnolin, il commissario degli arbitri a scadenza di mandato e il suo uomo addetto alla Can, Stefano Tedeschi. Il vero «bubbone» che esplode di primo mattino, con i giudizi sulla moviola e sul numero industriale di errori commessi dagli arbitri, è rappresentato dal caso Trefoloni, segnalato lunedì mattina dal Corriere della Sera a firma di Fabio Monti. Il fischietto senese era finito nell’elenco dei sospetti nell’inchiesta sulla cupola del calcio da cui è poi uscito, chissà per quale magheggio dei tribunali sportivi, conservando integra la posizione di arbitro in attività con patente di internazionale. Sono infatti venuti alla luce i verbali delle dichiarazioni rese da Trefoloni ai carabinieri; nelle sue deposizioni, il fischietto segnala «l’intreccio perverso tra l’attività del designatore Paolo Bergamo e quella della segretaria, la signora Fazi» la quale diventava di fatto «un consigliere dello stesso designatore». E via di questo passo con ricordi precisi e nitidi riferiti a un paio di episodi, le raccomandazioni di Bergamo prima di un Milan-Lecce (6 gennaio del 2005 partita finita 5 a 2 per i rossoneri) e la volontà di auto-escludersi dalla griglia di Roma-Juventus (la famosa partita finita 1 a 2 e poi affidata a Racalbuto) per realizzare la quale l’arbitro di Siena fece ricorso addirittura alla presentazione di un certificato medico fasullo su suggerimento della stessa signora Fazi.
Due le domande inevitabili. Che fine ha fatto questo «malloppo»? E soprattutto, come è possibile che Trefoloni non sia stato sottoposto a giudizio? In federcalcio, ieri mattina, sono cominciate le ricerche per ricostruire il giallo dai contorni inquietanti. E così, alla fine della giornata, dopo una serie di incroci, telefonate e controlli, si è capito che i verbali dei carabinieri, contenenti le dichiarazioni dello stesso Trefoloni, erano stati allegati al materiale delle intercettazioni trasferito all’ufficio indagini della federcalcio. Sono cioè finiti nelle mani di Francesco Saverio Borrelli, ex capo del pool di Mani pulite precettato per dirigere l’ufficio indagini su richiesta di Guido Rossi. Ed è qui che è avvenuto il curioso e gravissimo disguido. Perché nel frattempo la procura federale, guidata da Marcello Cardona, ha fatto sapere di non essere mai stata informata del materiale. «Ho chiesto gli atti» ha aggiunto l’ex arbitro-poliziotto ai tempi di Casarin. E con lui è rimasto in attesa di sviluppi anche Gigi Agnolin, il commissario scottato dalla vicenda Paparesta: ha provato a giudicare l’arbitro barese per la seconda volta e la corte Federale gli ha dato torto. Prima di muoversi quindi ha chiesto il via libera di Palazzi il quale in serata ha provato a mettere tutti al riparo sostenendo di essere in attesa delle motivazioni sul caso Paparesta per sapere se procedere d’ufficio o trasferire lo scottante fascicolo alla procura arbitrale. La morale è la seguente: a giorni scatterà il deferimento di Trefoloni, con sospensione dall’attività e perdita della patente di internazionale in attesa del procedimento e della inevitabile squalifica.
Al culmine di un altro lunedì nero per gli arbitri, il caso Seedorf è passato quasi in cavalleria. Dopo le dichiarazioni dell’olandese («mi ha messo le mani addosso») rilasciate nel corso di «Controcampo diritto di replica» di domenica notte su Italia uno, è intervenuto Tedeschi, il designatore. Che tra Farina e Seedorf ha creduto alla smentita di Farina, impegnato tra l’altro in Spagna per dirigere Barcellona-Chelsea clou del prossimo turno di Champions league. Ma anche su questo il pronostico è scontato: non finirà così.