Confesso, sono stata cattiva. Ma non abbastanza

Se ti chiedono di scrivere in prima persona per commentare un libro che si intitola Quella stronza del mio capo, è già un segnale. Significa che non sei abbastanza s..., sennò avrebbero avuto paura a farlo.
Eppure si aspettano da te un outing: «Sì. È vero, sono molto s.... E vi spiego perché un capo donna è più s..., pestifero, tirannico e squalo di un capo uomo». Quindi proviamo a farlo. Il cliché della femme terrible in ufficio gode di ottima fortuna. Ci sono manuali, blog, lettere di lettrici di giornali femminili che spiegano come le donne siano più tremende degli uomini sul lavoro. Perché hanno bisogno di affermarsi, devono dimostrare che sono più brave dei colleghi, sono uterine, e via dicendo. Ma ci sono altrettanti manuali, blog e lettere di lettrici di giornali femminili che spiegano come lavorare con una donna sia più semplice e collaborativo. Perché tra donne si sviluppa una solidarietà di genere, le donne perdono meno tempo, sono più concrete e via dicendo.
Analizzati questi fatti si può affermare che il cliché della s... funziona sulla carta ma non sul terreno di gioco, dove se uno è s..., lo è a prescindere dal sesso. A questo punto si alzerà qualcuno per dire: però c’è quel saggio di Shere Hite (quella del famoso rapporto Hite per intendersi), la decana delle femministe americane che ha scritto Amiche, colleghe, rivali (Mondadori) dove analizza le dinamiche delle relazioni tra donne e conclude che le appartenenti al gentil sesso sono s.... Vero, però c’è anche l’altro saggio di Bob Sutton, Il metodo antistronzi (Elliot edizioni), uscito in Italia dopo l’estate e da quel momento stabilmente nella classifica dei best seller. Il sottotitolo spiega Come creare un ambiente di lavoro più civile e produttivo o sopravvivere se il tuo non lo è: le regolette consigliate da Sutton sono valide per gli s... di ogni razza e qualità. La fortuna del libello si basa sulla risposta alla seguente domanda: chi non ha uno s*#@?!# in ufficio? A prescindere dal sesso. E quindi siamo punto e a capo.
Analizzati questi ulteriori fatti, non resta che tornare al punto di partenza, fare un esame di coscienza personale e concludere: è vero, in tanti anni di onorata carriera di capo ho fatto molti errori. Quello più grande è stato uno solo: dovevo essere più s...