Confetto liberale

Il recente caso dei confetti Pelino (di cui vado ghiotto, tanto che mi sposerei una volta al giorno se fosse l'unica condizione per goderne), assume il valore di una moderna parabola, per la destra italiana. La neodeputata di Forza Italia Paola Pelino (peraltro squisita come i suoi dolci) ha dichiarato che la sua fabbrica non avrebbe prodotto confetti nuziali per i gay; i fratelli l'hanno smentita annunciando la prossima commercializzazione di nuovi, appositi confetti lilla. E faranno bene se, come pare, il mercato li richiede. Suggerirei ai Pelino, anzi, di fare un'indagine di mercato, senza tanti scrupoli ideologici, per verificare le possibilità di vendita di confetti rossi con falce e martello: probabilmente incontrerebbero. La destra, insomma, deve badare a essere buona amministratrice e produttrice di ricchezza, senza impicciarsi - se vuole essere davvero liberale, oltre che liberista - delle nozze altrui.
Allo stesso modo c'è da compiacersi quando molti neoministri, con l'entusiasmo di neofiti del potere, annunciano o realizzano iniziative come la liberalizzazione della pillola del giorno dopo, i pacs, la ricerca sulle cellule staminali, una legge meno punitiva sulle droghe leggere ecc.: «cose di sinistra» che non ledono la libertà di nessuno, che costano poco e che piacciono anche a una certa destra, libertaria e libertina, oltre che liberale e liberista. Una destra che esiste, numerosa, e che nel governo Berlusconi è stata troppe volte soffocata dalle istanze conservatrici di parte di An e dell'Udc. Oltretutto, l'adozione di quei provvedimenti spaccherà sempre di più il governo Prodi, mettendo in evidenza la contraddizione fra l'anima cattolica e quella comunistica della sinistra: che invece saranno compatte, solidali e implacabili nell'aumentare le tasse, fermare i lavori pubblici, aumentare il pubblico impiego.
Non credo che l'opposizione possa e debba impuntarsi proprio su questioni che riguardano le libertà individuali, come i pacs o la Ru246. Meglio che impieghi energia, rigore e unità nel contrapporsi con la massima forza a quei provvedimenti che possono provocare danni e costi irreversibili sul lungo periodo: parlo della legge Biagi e della flessibilità, di uno statalismo che ammorba tutto, di un assistenzialismo aprioristico e cieco, delle tasse viste come strumento punitivo verso la ricchezza, di una politica estera più molle che accomodante, di un europeismo ottuso e incapace di difendere gli interessi italiani, di un'apertura «buonista» delle frontiere, delle amnistie e delle grazie generalizzate e generiche. È per questi temi, e quando si vedrà frugare nel portafogli, che il popolo della destra sarà finalmente pronto a mobilitarsi e a scendere in piazza con i partiti della CdL. Non lo farà, invece, per iniziative della sinistra contestabili ma che ampliano le libertà individuali. Perché il popolo della destra è, nel suo insieme, molto meno conservatore dell'alleanza che lo rappresenta: a averlo capito in tempo, oggi non staremmo a piangere sulle elezioni perdute.
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