«Confido in Dio per mio figlio»

Ruth Campana de Contreras, peruviana, assistente ospedaliera in Italia da quattro anni, è in trepidante attesa. Potrebbe ricevere proprio questa settimana notizie sulla sua pratica di ricongiungimento. «Confido in Dio», sussurra. Invero, confida anche nei turni e nella disponibilità delle colleghe perché il procedimento, si sa, richiede tempo e pazienza. Nel suo Paese, oltre al marito, c'è un ragazzino di 11 anni che ogni giorno chiede di lei: «Sono partita che aveva 8 anni. In questo periodo il bambino non sta bene: vorrei averlo qui prima possibile». Anche per lei un fax siglato dallo sguardo benevolo della Madonnina può far molto per accelerare un iter burocratico che in Sudamerica sembra impantanato più che altrove.