Confindustria avverte: «Economia immobile e stipendi più magri»

da Roma

L’economia italiana è ferma. Con una «sostanziale stagnazione delle retribuzioni»: quest’anno cresceranno - in media - del 3,5%, ma il beneficio verrà interamente eroso dall’inflazione, in salita del 3,4%.
La fotografia viene dal Centro studi della Confindustria. Il Pil del 2008 crescerà appena dello 0,1%; andrà meglio, ma di poco, nel 2009, quando aumenterà dello 0,6%. Nel Dpef appena presentato, il governo stima per il 2008 una crescita del Pil dello 0,5% e dello 0,9 nel 2009.
In questo quadro, peggiora anche l’occupazione. Cresce dello 0,1% quest’anno e dello 0,4% il prossimo. Con conseguente peggioramento del tasso di disoccupazione, che torna a salire - rispettivamente al 6,4% ed al 6,5%.
Alla base del repentino peggioramento del quadro macroeconomico (nel 2007 il Pil era cresciuto dell’1,5%), la brusca frenata dei consumi interni. Cresciuti nell’1,7% lo scorso anno e che quest’anno segneranno un aumento dello 0,2%. «La causa principale - spiega il Centro studi della Confindustria - è l’erosione del potere d’acquisto dovuto all’aumento dei prezzi energetici ed alimentari». Ma anche - ma questo il Csc non lo dice - dal picco di pressione fiscale.
Le stime di Confindustria non tengono conto, però, dei provvedimenti fiscali assunti dal governo: decreto sull’Ici ed i mutui e quello della manovra. Il primo, «se pienamente efficace, offrirà un sostegno alla crescita dei consumi nella misura dello 0,3% in ragione d’anno». Sul secondo, invece, non si pronuncia: anche perché è stato firmato solo l’altro ieri dal Presidente della Repubblica. Forse è proprio perché non è stato preso in considerazione, che il Centro studi degli industriali prevede per quest’anno un deficit al 2,5%, destinato a salire al 2,6% nel 2009; mentre il ministero dell’Economia stima per il prossimo anno un rapporto deficit-Pil in flessione al 2%.
Comunque gli imprenditori apprezzano la scelta di Giulio Tremonti di anticipare la manovra; e giudicano come «positiva» la scelta del ministro di aver «fatto propri sia l’obbiettivo di pareggio, sia le linee di azione fissati dal suo predecessore: un raro esempio di continuità d’azione bipartisan».
Le previsioni del Centro studi - commenta Emma Marcegaglia, presidente degli industriali - «evidenziano un problema di crescita serio. Con una crescita nettamente più bassa alla media dell’Unione Europea». Ne consegue - aggiunge - che la «gravità dei nostri problemi ci impone non un clima di contrapposizione e di insulti reciproci, ma di confronto e di dialogo forte, vero, aperto».
È un rapporto - prosegue - «che induce tutti a riflessioni e a un dialogo assolutamente opportuno. Ad un approccio di apertura e di discussione vera su temi concreti di emergenza sociale ed economica».
Oggi, sottolinea Marcegaglia, «bisogna avere consapevolezza che siamo di fronte ad una riduzione chiara del potere di acquisto davanti ai Paesi detentori delle materie prime. Siamo di fronte ad una riduzione complessiva della ricchezza sia per le imprese sia per le famiglie». E sul fronte dei conti pubblici, il presidente della Confindustria «apprezza e condivide» la scelta del governo di puntare al pareggio di bilancio «riducendo la spesa pubblica e non aumentando le entrate. La pressione fiscale - commenta - è già alta». E si augura che il governo mantenga «la barra a dritta» e non si faccia «influenzare dalle lobby». Soprattutto sindacali. Infatti, condivide la definizione di un tasso d’inflazione programmata all’1,7%: esiste un problema di potere d’acquisto, «ma non si può tornare a forme di scala mobile».
Per Maurizio Sacconi, ministro del Welfare, i dati del Centro studi di Confindustria indicano la «preoccupante emergenza economica e sociale in cui ci troviamo. Un’emergenza che ha carattere strutturale». Per superarla è necessario «un patto con i grandi attori sociali» per un’azione utile a stimolare la crescita, «per un’equa distribuzione della stessa». «La quarta settimana - commenta il ministro - è un problema serio».