Confindustria avverte "L’economia frena"

Nel 2008 crescita limitata all'1,3%. Intanto i ministri della sinistra vanno all'assalto della Finanziaria: il tesoretto sarà meno ricco, ma chiedono più spese

Roma - Doccia fredda per il governo dal Centro studi di Confindustria. Secondo gli economisti di Viale dell’Astronomia, quest’anno il Pil crescerà dell’1,7% (contro il 2% stimato con il Dpef). Ma aumenterà solo dell’1,3% nel 2008, sei decimi in meno rispetto alle previsioni del governo. E questo a causa degli effetti che sull’economia italiana farà sentire (in via indiretta) la crisi dei mutui americani.

Il rallentamento della crescita produrrà una flessione al maggior gettito previsto dall’Economia per il prossimo anno. Se la previsione del Centro studi di Confindustria dovesse essere fatta propria dal governo, le maggiori entrate a disposizione di Padoa-Schioppa per far quadrare i conti del prossimo anno scenderebbe da 12-15 miliardi finora stimati, a poco più di 8 miliardi. Troppo pochi per far fronte alle richieste di maggiori spese. Con la conseguenza che potrebbero restare nel cassetto una serie di agevolazioni fiscali. A partire da quelle sulle imprese. Non a caso, Luca Cordero di Montezemolo ribadisce la necessità di alleggerire il peso fiscale sulle aziende, che oggi pagano - ricorda - «una pressione fiscale di 20 punti superiore a quella sopportata dalle imprese tedesche».

Nei 18 punti programmatici presentati dalla sinistra estrema a Prodi, quale canovaccio per la futura finanziaria, però non figura alcun allentamento del carico tributario sulle aziende. Al contrario, Paolo Ferrero chiede un aumento della spesa per 900 milioni. Al cui interno dovrebbero figurare anche 500 milioni per la casa. Il ministro della Solidarietà sociale, poi, non sembra sensibile al problema dell’Ici. Chiede che il taglio della patrimoniale sulla prima casa non sia generalizzato, ma agganciato al reddito. Ne dovrebbero beneficiare - suggerisce - solo chi ha dichiarazione dei redditi inferiori ai 25 mila euro.

Anche Antonio Di Pietro chiede, per il primo anno, 530 milioni per sostenere l’emergenza abitativa. Ma fa salire a 1,5-1,7 miliardi le risorse necessarie da inserire nella finanziaria per far fronte agli investimenti necessari per l’edilizia residenziale.

Nei 18 punti della piattaforma della sinistra estrema per la finanziaria c’è un po’ di tutto. Si va dall’aumento della tassazione sulle rendite finanziarie «sui livelli europei» alla richiesta di aderire alla marcia della pace Perugia-Assisi. Ma soprattutto ci sono richieste di maggiori spese sociali e norme più rigide sull’ambiente. E per Palazzo Chigi il documento presentato dalla sinistra (che soprattutto vuole entrare nelle scelte decisionali sulla manovra che verranno fatte nei prossimi giorni: «Il governo non è un monocolore del Partito democratico», hanno detto Giordano e Diliberto) rappresenta «un contributo importante».

Ed in serata a Palazzo Chigi sono di scena i rigassificatori, in un vertice fra Prodi, Pierluigi Bersani e Alfonso Pecoraro Scanio. Obbiettivo del ministro per lo Sviluppo inserire nella finanziaria modifiche ai piani regolatori per sbloccare gli impianti.

Allo stesso vertice Tommaso-Padoa Schioppa ha tenuto coperte le carte sulla manovra. «Porterò la finanziaria la sera del consiglio dei ministri», avrebbe confidato. La settimana prossima, comunque, sono in programma una serie di incontri con i sindacati e con i capigruppo della maggioranza. Bonanni (Cisl) vuole il protocollo sul welfare nella manovra. Giordano, però, non ne vuol sentire parlare. Anzi. Rifondazione insiste nel portare il protocollo sul welfare in un provvedimento collegato alla manovra; mentre Roberto Pinza, viceministro all’Economia, annuncia che il Protocollo sarà nella manovra.