Confindustria boccia la manovra: frena il Pil

Pininfarina: si è persa un’occasione. Cisl e Uil d’accordo coi datori di lavoro

da Roma

Confindustria e il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, ieri hanno incrociato le lame. Il motivo del duello è scontato: la Finanziaria che come ha messo in evidenza il Centro studi di Viale dell’Astronomia (Csc), molto probabilmente deprimerà l’economia italiana. Gli economisti nel supplemento alle Note economiche di dicembre hanno confermato le stime sull’aumento del pil nel 2007 all’1,4% annuo, ma hanno anche rilevato che «l’effetto restrittivo della manovra su consumi e investimenti dovrebbe comportare una riduzione della crescita di circa 3 decimi di punto percentuale», ossia un modesto +1,1%.
L’aggiornamento delle previsioni ha indispettito il titolare di via XX Settembre che non ha lesinato bacchettate all’associazione guidata da Luca Cordero di Montezemolo. «Credo che Confindustria si sia comportata più come un partito che come un sindacato. Le valutazioni sembrano fatte apposta per contribuire alle critiche. Una valutazione razionale avrebbe dovuto portare a un giudizio positivo», si è sfogato a Porta a Porta. Trascurando un piccolo particolare ricordato ad hoc dal Csc dopo le stilettate del ministro: il rallentamento dello 0,3% dovuto alla Finanziaria «è lo stesso stimato dal governo nel Dpef».
I dati. L’inquietudine di Padoa-Schioppa nasce dalle stime confindustriali che non solo hanno enfatizzato il ruolo depressivo della manovra, ma hanno anche messo in risalto il positivo andamento del 2006. Le previsioni sulla crescita del pil nell’anno in corso sono state riviste al rialzo da +1,5 a +1,8% in virtù dell’accelerazione dell’export, ma soprattutto del traino della domanda interna. Come ha sottolineato il vicepresidente di Confindustria, Andrea Pininfarina, «si è persa un’occasione importante per porre mano a questioni che da troppi anni vengono rinviate». L’accusa ha un vago sapore tremontiano: «Le nuove entrate finiscono per essere compensate prima o poi da nuova spesa pubblica».
L’affondo. «Non siamo né alla fase 1 né alla fase 2, siamo alla fase zero, la fase delle cose da fare». Per Luca Cordero di Montezemolo non è nemmeno il caso di parlare della stagione delle riforme dopo quella dei sacrifici. «Auspico che il presidente del Consiglio apra un tavolo sulle emergenze: i problemi sono la crescita e la produttività», ha aggiunto. Il patto per la produttività rilanciato da Viale dell’Astronomia ormai è noto (azione concertata su liberalizzazioni, infrastrutture e flessibilità; ndr) e anche ieri la proposta è stata ripresentata a governo e sindacati. Montezemolo ha poi ribadito che il recupero dell’evasione fiscale andrebbe destinato a cittadini e imprese, una volta ridotto il debito pubblico. Da notare come le valutazioni montezemoliane siano state accolte benevolmente da Cisl e Ugl.
La difesa. Agli strali di Confindustria le repliche dell’Unione sono state abbastanza flebili. Gli stati maggiori di Ds e Margherita non sono scesi in campo eccezion fatta per i sottosegretari Giaretta e D’Andrea e la vicecapogruppo Sereni. La posizione del centrosinistra sulla materia è tuttavia sintetizzabile nella domanda «come fa Confindustria a lamentarsi dopo che l’abbiamo accontentata su cuneo fiscale, Tfr e rottamazioni varie?». Il ministro Padoa-Schioppa è stato lasciato virtualmente solo un’altra volta dalla sua maggioranza. La foga ha preso il sopravvento come lo scorso ottobre quando si presentò al Direttivo per minacciare senza successo: «O il tfr o il cuneo». «La Finanziaria non è recessiva ma di crescita», ha ribattuto pochi minuti dopo aver ricordato che «quando si fa un importante aggiustamento sui conti c’è un effetto marginale sul pil». Anche sulla riduzione della pressione fiscale Tps ha voluto dire la sua. La questione «si potrà porre seriamente nel 2008 per il 2009» perché «il problema dell’aggiustamento dei conti non è ancora esaurito». Insomma, l’emergenza non è superata con buona pace di Prodi e degli alleati. Eppure il coordinatore di Fi, Sandro Bondi, aveva segnalato che le stime del Csc confermano la necessità di «un nuovo esecutivo con una base parlamentare più ampia».