Confindustria cerca un arbitro per mandare il «Sole» in Borsa

A febbraio il piano, che richiederà l’ok di un advisor. Le «critiche» lombarde e il successo di Cerutti

da Milano

Il Sole 24 Ore si avvicina alla Borsa, ma la strada è lunga. La giunta di ieri di Confindustria, che controlla il gruppo editoriale, ha deciso con forte maggioranza (su un centinaio di voti, una decina i contrari) di dare tempo alla commissione guidata da Giancarlo Cerutti fino al 28 febbraio. Cerutti ha ricevuto il mandato di presentare il piano industriale, di definire i paletti della quotazione (riguarderà il 32,5%, con aumento di capitale e forse cessione delle azioni proprie) e di chiedere alle associazioni territoriali e di categoria la disponibilità, entro l’1 febbraio, a sottoscrivere un prestito obbligazionario non convertibile. Mentre al presidente Montezemolo la giunta ha dato il mandato di proporre al cda del Sole «di nominare uno o più advisor, per la valutazione del piano e per la definizione di una prima ipotesi di valore» e di convocare «l’assemblea straordinaria di Confindustria il 15 marzo per l’adozione delle delibere conseguenti».
Da un lato, dunque, la giunta ha votato un documento e fornito un’agenda che sembrano dare per scontato un esito positivo. Dall’altro le voci contrarie restano pesanti (gran parte della Lombardia, Federchimica) e hanno ottenuto di mettere tutto nelle mani di un advisor. L’ex numero uno di Assolombarda Michele Perini, oggi al vertice della Fiera di Milano, ha detto: «Non c’è ancora parere favorevole, c’è una discussione in corso e non è facile». Contrario anche Giorgio Squinzi, presidente di Federchimica: «Trovo giusto fare approfondimenti. Si deve trovare un advisor che sia completamente indipendente da Confindustria e dai suoi esponenti, in grado di fare un’analisi profonda per poi dirci se fare o no la quotazione». La contrarietà dei «lombardi» è andata al metodo scelto da Montezemolo: la convocazione dell’assemblea di marzo al buio e la disponibilità a sottoscrivere il bond entro l’1 febbraio sono apparse inopportune prima del verdetto dell’advisor.
Di certo nei prossimi due mesi ci sarà lo spazio per aprire anche altre partite. Non a caso, al di là delle divisioni, che riflettono la contrapposizione tra montezemoliani e filo governativi, con l’opposizione e l’ala destra, la giunta ha tributato un applauso unanime al lavoro di Cerutti. Segno che Montezemolo ha visto giusto affidando un progetto difficile a un suo oppositore, un «damatiano» moderato, l’unico in grado di farlo digerire a tutti. Ma a che prezzo? Il primo sarà la presidenza del Sole: già nel direttivo erano state chieste apertamente le dimissioni di Cipolletta, che da mesi ricopre anche la presidenza delle Fs. Mentre un «montezemoliano» come il presidente di Federmeccanica Massimo Calearo, sull’ipotesi dello stesso Cerutti presidente, ha detto: «Se c’è una persona veramente capace è lui, io non avrei nulla in contrario». Ma non è detto che sia finita qui. In un rimpasto generale per un «Sole da Borsa» l’impressione è che potrebbero aprirsi altri dibattiti. Sia sul management, sia sulla linea editoriale.