Confindustria: «Crescita lenta male dell’Italia: riforme subito»

Nel mondo la ripresa dalla crisi prosegue con «intensità incerta», ma l’Italia «delude» perché non ha ancora sconfitto «la malattia della lenta crescita». È lo scenario tracciato dal Centro studi di Confindustria, secondo il quale il Pil crescerà quest’anno dell’1% e non del 1,2% come previsto a settembre, e i consumi aumenteranno di poco (+0,7% nel 2010, +0,9% nel 2011) nonostante l’inflazione sia «sostanzialmente stabile». Stime che il premier Silvio Berlusconi non ha voluto commentare, limitandosi a un lapidario «Sì, ho sentito... bene», mentre per il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, si tratta di «esercizi che durano un giorno».
L’analisi di Confindustria si sofferma inoltre sulle condizioni del mercato del lavoro, che restano «difficili»; dall’inizio della crisi, cioè dal primo trimestre del 2008 a oggi, sono stati persi 540mila posti. Il tasso di disoccupazione è all’8,5% nel 2010 e si stima dell’8,9% nel 2011 e 2012: inizierà a scendere molto gradualmente nel corso del 2012, dopo aver toccato l’apice (9%) nel quarto trimestre dell’anno venturo.
Per la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, bisogna attuare subito le riforme per centrare l’obiettivo di una crescita di almeno il 2%. «Dai dati - ha detto - emerge che l’Italia continua a crescere troppo poco. Siamo sotto non solo alla Germania che cresce del 3,4%, ma siamo sotto la media europea all’1,5, questo è un problema serio». Si tratta, secondo la leader degli industriali, «di un problema per il tasso di disoccupazione che rimane alto, di un problema per le imprese che hanno un difficoltà di competitività e di redditività». Preoccupato anche Raffaele Bonanni, leader della Cisl: «Per far crescere il Pil, bisogna ottenere più investimenti, più produttività aziendale e di sistema. Non c’è oggi altra strada percorribile per favorire lo sviluppo. E il sindacato deve stare dentro questo processo».