Confindustria e il futuro della città

(...) E, soprattutto, l’ha fatto senza parlar male degli altri papabili, senza spargere veleni, senza offendere nessuno. Intendiamoci, in ogni consesso democratico sarebbe il minimo che si richiede, ma in questa storia del rinnovo dei vertici confindustriali genovesi, è una grande conquista. Perchè siamo davvero di fronte a un pasticciaccio brutto, qualcosa da cui Genova comunque non esce bene.
Ora, provo a rispondere alle obiezioni. Perchè abbiamo messo i piedi nel piatto del rinnovo dei vertici di Confindustria Genova? Perchè non vogliamo accontentarci dei comunicati dei tre saggi, degli spifferi che escono dalle segrete stanze, delle storie dettate da una parte o dall’altra. Poi, magari, ci sbagliamo, ci mancherebbe altro. Ma credo che dire il proprio parere, senza nascondersi dietro un dito, senza secondi fini e senza dietrologie, sia sempre un buon metodo. Poi, certo, si può contestare il merito del parere e, nello specifico, pensare magari che Marco Bisagno sia stato uno straordinario presidente di Confindustria Genova. Ma il metodo è e resta quello della buona fede.
Seconda obiezione. Se quattro lettori mi hanno chiamato o scritto per difendere il presidente uscente Marco Bisagno, penso che meritino di essere rispettati. E ribadisco loro che credo che il presidente uscente sia stato poco incisivo. Per quanto riguarda il fatto che abbia beneficiato della legge sull’amianto, credo che non lo aiuti da un punto di vista estetico, soprattutto di fronte a tanti piccoli industriali, vera linfa dell’economia italiana. Ma non c’è assolutamente niente di illegale, si tratta solo di una legge sbagliata di cui ha beneficiato legittimamente. E, pur essendo a conoscenza della vicenda della pensione ben prima dell’inchiesta di Panorama, ripresa dal Secolo XIX (che l’altroieri ha pubblicato una bellissima lettera di Edoardo Cassinelli, un ex spedizioniere che - pur avendone diritto - non ha voluto beneficiare della legge perchè la ritiene ingiusta), ho deciso di non farne un argomento per esprimere la mia scelta a favore di Malacalza.
Perchè Confindustria Genova ha bisogno di cambiamenti comunque. Non per la questione amianto. Ci piace sempre la Politica (anche quella industriale) alta, non quella fatta di attacchi personali. Siamo trasparenti, cristallini. Questo è il Giornale.
Poi, per non lasciare dubbi, diamo anche la replica di Bisagno, che ha spiegato così la vicenda amianto a Panorama: «Ero dirigente di un’azienda che faceva coibentazione e isolazioni con l’amianto. Sono stato anche capobarca nei cantieri e giravo con un rotolo d’asbesto sotto l’ascella». E ancora: «Nella mia società abbiamo subito pesanti pressioni da parte di alcuni dipendenti che pretendevano il riconoscimento dell’esposizione senza averne diritto. Dire dei no ci ha creato molti problemi a livello sindacale».
Ma, ribadisco, il problema non è l’amianto. Il problema è dare una guida seria, forte e autorevole a Confindustria Genova, che faccia ripartire lo sviluppo. E chiunque vinca - io, ribadisco, faccio apertamente il tifo per Malacalza o comunque per chi possa incarnare un rinnovamento - occorre partire da tre punti: attenzione alla piccola impresa, importantissima anche nella nostra realtà; valorizzazione dei giganti di area pubblica come Fincantieri e la galassia Finmeccanica, che non possono fare certo le comparse sulla scena genovese, e attenzione assoluta al mondo del porto, in tutte le sue componenti. Anche dopo le lacerazioni di questi mesi, ripartire da una Confindustria spaccata non sarebbe un bene per nessuno. Soprattutto non lo sarebbe per Genova e per la Liguria.