Confindustria Marcegaglia: "Contro la crisi niente sussidi. Ci servono soldi veri"

nostro inviato a Palermo

«Non chiediamo sussidi, ma un po’ di ossigeno per sopravvivere ed essere protagonisti della ripresa che potrebbe arrivare anche a fine anno». Il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, nel suo intervento conclusivo al convegno dei piccoli imprenditori di Palermo, ripete l’invito al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, a «un incontro formale».
La crisi globale, ha sottolineato, «è un’emergenza vera; non è una boutade mediatica» e «c’è bisogno che il governo assicuri il sostegno alle imprese». Toni accorati, non catastrofistici: l’importante è fare presto. «È venuto il momento di una risposta da parte sua, signor presidente, adesso servono soldi veri». Un appello che il premier non lascia inascoltato. Ieri pomeriggio con una telefonata Berlusconi e Marcegaglia si sono dati appuntamento per martedì «per un confronto sui provvedimenti urgenti da prendere». Sollecitudine e disponibilità per le quali Confindustria ha ringraziato il premier. La posizione di viale dell’Astronomia, infatti, non è critica nei confronti di Palazzo Chigi. La stessa Marcegaglia ieri ha espresso apprezzamento per le recenti misure anticrisi: «Bene gli ammortizzatori sociali purché finanziati subito», «bene l’aumento delle indennità ai co.co.pro.». Sfumature che il ministro del Welfare Sacconi ha immediatamente colto, proprio mentre Pier Luigi Bersani cercava di arruolare la leader degli industriali alla causa del Pd adombrando improbabili convergenze politiche. Ma adesso, ha aggiunto il presidente, è giunto il momento di occuparsi delle imprese perché è «attraverso le aziende che passa la tenuta sociale del Paese» e «nei prossimi mesi rischiamo di perdere i campioni del “made in Italy”». E le proposte di Confindustria si indirizzano su tre temi declinati in direzione economica e politica. Dal punto di vista economico occorre che le imprese aumentino i mezzi propri, che il governo conceda sgravi a chi si patrimonializza e che le banche mantengano il credito. Per questo occorre un «patto a tre» con la «massima collaborazione» tra esecutivo, istituti di credito e aziende. Sortita non casuale dopo le recenti tensioni tra Tesoro e Bankitalia. In seconda battuta, la pubblica amministrazione «deve pagare i debiti» alle imprese. Infine, sì alle grandi opere, ma bisogna anche «aumentare gli stanziamenti per quelle piccole che possono partire subito anche in deroga al patto di stabilità interno per i Comuni virtuosi». L’asse politico è ancora più chiaro: la riscrittura degli standard finanziari internazionali alla quale sta lavorando il ministro Tremonti deve coinvolgere anche l’industria per evitare un’«ulteriore restrizione del credito». La crisi non deve essere pretesto per forme di neostatalismo «disordinato e invadente», perché solo il mercato può produrre il ritorno alla crescita. Analogamente, bisogna rifiutare il protezionismo che «impoverirebbe un Paese come il nostro con vocazione agli scambi». Di qui la ripresa di un tema caro al predecessore di Marcegaglia: «Servono riforme strutturali (a partire da quella delle pensioni) continuando sulla via imboccata dai ministri Brunetta e Alfano». Necessario tagliare la spesa pubblica improduttiva e la burocrazia partendo dall’abolizione di Province ed enti inutili. Palla ora al presidente del Consiglio.