Confindustria, la svolta ulivista non sfonda nel Centro-Sud

Divella, Paravia, Casoli: tre candidature di big dell’imprenditoria nelle file del centrodestra. Mentre il Mezzogiorno è in crescita

Gian Maria De Francesco

da Roma

C’è un Mezzogiorno che cresce. Anche se in silenzio. A partire dal 2001 il Pil delle Regioni meridionali è cresciuto costantemente in misura superiore a quello del Centro-Nord. I disoccupati sono diminuiti di 400mila unità e anche la creazione di nuove imprese, monitorata da Unioncamere, ha mostrato una vitalità maggiore rispetto al resto d’Italia.
I problemi strutturali non sono stati tutti risolti, ma qualcosa in questi ultimi cinque anni ha cominciato a muoversi. Soprattutto nel mondo imprenditoriale. Un fenomeno testimoniato dalle liste elettorali dei due principali partiti di centrodestra, Forza Italia e Alleanza Nazionale. Nelle schiere capitanate da Gianfranco Fini spiccano il re della pasta barese, Francesco Divella, e Antonio Paravia, costruttore di ascensori salernitano e componente della giunta di Confindustria. Ma anche Forza Italia al Senato nelle Marche conta come capolista Francesco Casoli, ex presidente degli industriali di Ancona. Insomma, la presunta svolta «ulivista» di Viale dell’Astronomia proprio nel Mezzogiorno trova una confutazione.
Ma il lavoro da fare è ancora molto. Lo dice chiaramente Costanzo Iannotti Pecci, presidente di Federturismo. «Il Mezzogiorno - spiega al Giornale - è la frontiera alla quale bisogna guardare per il rilancio del turismo in Italia. E invece, abbiamo amministrazioni regionali che promuovono turismo dei funzionari che girano il mondo per reclamizzare la Basilicata, la Calabria e la Campania senza capire che una cosa è parlare dell’Italia e un’altra è parlare di realtà meno conosciute. La Sicilia è l’unica Regione ad avere indicatori positivi da questo punto di vista». La situazione, però, sta migliorando. «Da quando il ministro Scajola ha preso la guida del settore le cose sono significativamente cambiate. È stata varata la riforma dell’Enit che è diventata un’Agenzia per il turismo; inoltre il 35% dei fondi della legge 488 è andato al turismo. È un segnale positivo così come il nostro giudizio sul governo».
Anche dalla Puglia non giungono segnali negativi nei confronti di Palazzo Chigi. «Il rapporto con il governo è stato buono, siamo stati ascoltati. Con la riforma della legge sui lavori pubblici sono state accolte le nostre richieste di semplificazione. Poi sono state avviate le opere infrastrutturali, un impegno importante», sostiene Vito Bellomo, imprenditore edile e invitato permanente al consiglio direttivo di Confindustria Bari. La riduzione del cuneo fiscale propugnata da Montezemolo? «È una questione da affrontare per alleggerire il costo del lavoro, ma tutti si devono sforzare di comprendere che la situazione congiunturale va affrontata seriamente».
Propugnatore di un concreto rilancio del Sud è stato il ministro dello Sviluppo e della Coesione territoriale, Gianfranco Micciché, che ha messo mano a una riforma degli incentivi per il Mezzogiorno previsti dalla legge 488. «Si tratta di una legge nata male - ricorda il ministro - perché i contributi erano assegnati a fondo perduto. Noi abbiamo cambiato il meccanismo creando un fondo rotativo presso la Cassa Depositi e Prestiti di modo che ci sia la certezza di un contributo, anzi l’ammontare dei finanziamenti è stato aumentato a 6 miliardi di euro. Ma ora è necessario che le banche stiano veramente vicino alle imprese». I rapporti con Confindustria? «Il governo - sottolinea Micciché - in questi 5 anni ha dato troppa attenzione a Confindustria che tutto fa tranne che occuparsi dei reali interessi delle imprese. La riforma degli incentivi era nata sotto i migliori auspici, ma ho atteso circa un anno e mezzo senza che nessun confindustriale venisse a parlarne con me. Con la presidenza D’Amato c’era un team competente sui problemi del Mezzogiorno, adesso no».