Conflitto d’interessi, l’Unione sbanda

Anna Maria Greco

da Roma

Antonio Di Pietro non c’era, ieri, al Consiglio dei ministri che ha discusso della nuova legge sul conflitto d’interessi. Il ministro per le Infrastrutture era in Veneto per concordare il piano degli interventi nella Regione, ma gli avevano assicurato che non sarebbero stati presentati ancora gli emendamenti del governo alla proposta di legge Franceschini, sottoscritta dai capigruppo della maggioranza. Così è stato, ma il leader dell’Italia dei valori insiste nella sua battaglia per l’ineleggibilità e continua a chiedere un vertice dell’Unione. «Non vorremmo che dopo l'ordinamento giudiziario e l'indulto fatto sul modello della Cdl anche sul conflitto di interessi si seguisse questa linea. Ma - precisa- non ricatteremo nessuno, non facciamo battaglie né con ricatti né con mastellate».
È solo, stavolta, come lo era sull’indulto, perché nel centrosinistra prevale la linea della definizione delle incompatibilità, estendendo le norme del conflitto di interessi agli amministratori degli enti locali e affidando le funzioni di controllo a un organismo indipendente. Insomma, la via del blind trust che non impedirebbe al proprietario di mass media di candidarsi. Anche se il leader Pdci Oliviero Diliberto ha chiesto una legge «molto rigorosa». Per Vannino Chiti, ministro per i Rapporti con il Parlamento che ha relazionato i colleghi sulle possibili proposte del governo, l’ineleggibilità non è la soluzione giusta e comunque il tema è estraneo al conflitto d’interessi ma riguarda la legge elettorale. Quanto alle divergenze espresse da Di Pietro e dal suo partito, se ne discuterà in Parlamento. L’Italia dei valori sta già preparando i propri emendamenti da presentare in commissione Affari costituzionali della Camera, dove il 13 inizierà l’iter. Perché, precisa il capogruppo Angelo Donadi, quella di Franceschini è «solo una bozza».
La competenza, ha sottolineato anche il sottosegretario alla presidenza del consiglio Enrico Letta, è delle Camere «ma il governo non è assente». Pronto a intervenire «quando arriveranno i nodi di merito», ha precisato il vicepremier Francesco Rutelli. Nel Consiglio dei ministri, ha precisato, c'è stata un’ampia convergenza sulla relazione Chiti. Certo, Di Pietro era assente. Ma sempre Rutelli ha avvertito che questa legge non è quella, ad esempio, sulla bioetica: niente casi di coscienza, la questione è politica e il governo dovrà essere compatto. La strada, con buona pace di Di Pietro, sembra già segnata e Rutelli concorda con Chiti che non sia utile «stabilire una non candidabilità a monte, qui si tratta di definire una separazione».
Malgrado gli inviti a lavorare insieme, nella Cdl prevalgono le proteste. La nuova legge è «un'arma globale usata contro Berlusconi», per Paolo Bonaiuti, portavoce del leader di Fi. «Un vero e proprio attentato alla democrazia, un atto inaccettabile e di regime», rincara la dose l’azzurra Isabella Bertolini. Per il vicepresidente leghista del Senato, Roberto Calderoli, «l'accelerata che il governo sta dando in materia di conflitto di interessi rappresenta l'ulteriore segnale dell'instabilità della maggioranza e la conferma che si andrà presto alle elezioni politiche, che, però, il centrosinistra vuole affrontare soltanto dopo aver eliminato fisicamente, attraverso una legge ad hoc, Berlusconi». Anche per Francesco Pionati dell’Udc l’Unione ha fretta perché sa di avere poco tempo. Lucio Malan di Fi dice che bisogna piuttosto «sanare il conflitto d'interessi tra Unione e coop». Dimostrato dalla partecipazione della Lega coop al viaggio di Prodi in Cina. «Che farà il premier quando dovrà scegliere tra chiedere seriamente il rispetto dei diritti umani in Cina o avere un trattamento di favore alle coop italiane da parte di Pechino?».
Critiche al governo vengono anche dalla Rosa nel pugno e il segretario dello Sdi, Enrico Boselli, definisce «un errore colossale» la decisione del governo di presentare emendamenti alla pdl, come se fosse «il decimo partito dell'Unione». Contrario al criterio dell'ineleggibilità, Boselli teme che si vada in questa direzione e avverte: «Non mi sembra che l'attuale maggioranza sia così larga e robusta da poter aprire una vera e propria guerra politica all'ultimo sangue con Berlusconi, con la probabile conseguenza di ricompattare tutta l'opposizione dietro la sua leadership, oggi assai contestata».